Categorie: toscana

fino all’8.I.2006 | Il ritorno d’Amore | Firenze, Museo Nazionale del Bargello

di - 10 Novembre 2005

Giorgio Vasari, a casa di Giovanni Battista di Agnolo Doni, lo scambiò per Mercurio. Poi, su questo piccolo e seducente idolo bronzeo, capace di incantare con i suoi gesti di danza, si erano accumulate tante interpretazioni. Troppe, tanto che Emilio Cecchi ne parlò come di un portentoso indovinello. Il tempo, alla fine, sembrava avergli prospettato un’identità certa: la divinità frigia Attis, da cui aveva sicuramente ereditato “quelle lunghe e strane brache” che lasciano scoperto il sesso, in ricordo della sua evirazione. Dopo cinque anni di restauro, Attis-Amore (1440 ca.), uno dei capolavori più celebri ed enigmatici di Donatello, torna al Bargello grazie al lavoro eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure, che ne ha sanato la frattura al braccio e riportato alla luce le splendide policromie, facendo riaffiorare, grazie al laser, le patinature e le dorature originali. E con esse riaffiorano le curiosità mai sopite sull’originale creatura, metà angelo e metà demone, di Donatello.
La mostra, curata da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttrice del Museo, mette in luce aspetti di grande interesse sull’identità, la committenza e il significato dello spiritello donatelliano, proponendolo come “un’inedita raffigurazione dell’Amore, nel suo significato più ampio e nella sua duplice, contrastante natura”. Mettendolo a confronto con due tra i migliori esemplari di Attis (Arte Romana, un bronzo e un marmo, I-II secolo d.c.), arrivati rispettivamente dal Louvre di Parigi e dai Musei Vaticani, se ne possono infatti cogliere, oltre alle somiglianze, alcune differenze sostanziali, come la nudità dei glutei, la coda di fauno, i calzari sfondati, i piedi deformati e contornati da serpenti. La parte superiore, candida e soave, e quella inferiore, selvaggia e impudica, sono poi separate da una cintura intarsiata con grandi semi di papavero, che segna la linea di confine tra le due dimensioni del putto alato. Un richiamo alla committenza, quello del papavero (come testimonia lo stemma della famiglia Bartolini, esposto alle spalle di Attis-Amore), che vuole però indicare anche l’intorpidimento della ragione, l’offuscamento del confine tra bene e male. Sembrerebbe così delinearsi un senso più ampio per Attis-Amore, “un’allegoria della condizione umana –drammatica nel contrasto inconciliabile [..] di anima e di corpo, di ragione e di istinto– persino più generale del tema dell’Amore”. Un aiuto prezioso all’interpretazione dell’opera, che si potrebbe ricollegare a quelle esposte attualmente a Palazzo Pitti nella mostra Mythologica et Erotica, arriva dal catalogo, curato dalla stessa Paolozzi Strozzi, che contiene anche il rapporto dettagliato dell’intervento di restauro. Alla figura di Donatello è poi dedicato un audiovisivo, a cura di Carlo Sisi, che invoglia il visitatore a proseguire il percorso nella sala al piano superiore, prima di farsi accompagnare dalle meraviglie scultoree del Museo verso l’uscita, dove voltandosi indietro ci si sente, in qualche modo, sedotti e abbandonati. Sì, dev’essere proprio Amore.

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Il ritorno d’Amore. L’Attis di Donatello restaurato
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, Via del Proconsolo 4 (centro storico) – orario di visita: Martedì – Sabato, 8.15 – 18.50; 1°, 3° e 5° lunedì e 2°e 4° domenica del mese ore 8.15 – 13.50; La biglietteria chiude alle 18.05; Chiuso il 2° e 4° lunedì e 1°,3°e 5° domenica del mese, 25 Dicembre e 1 Gennaio – ingresso: Intero €. 6.00 (comprensivo dell’ingresso al museo) Ridotto €. 3.00 per i cittadini della Comunità Europea tra i 18 e i 25 anni. Gratuito per i cittadini della Comunità Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni – per informazioni e prenotazioni: Firenze Musei tel 055 2654321 – Visite guidate per le scuole solo su prenotazione. Costo di € 3 per alunno. Per prenotazioni ed informazioni: Firenze Musei, tel. 055 290112 – www.firenzemusei.it/bargello – catalogo: S.P.E.S.


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