Il grande Crocifisso, capolavoro di Giotto, databile al 1285- 90, si trova ancora in una sala dei laboratori dell’Opificio alla Fortezza da Basso. Il dipinto che misura 5,7 metri di altezza e pesa 3 quintali e mezzo, fu prelevato ben 13 anni fa per restauro su richiesta della Soprintendenza.. Il Crocifisso necessitava di un restauro poiché presentava due fratture nella struttura lignea, sollevamenti di colore e parti ritoccate nel corso dei suoi sette secoli di vita all’interno della basilica di Santa Maria Novella. Dunque un lavoro lungo, ma nessuno si sarebbe immaginato che durasse tredici anni, causa carenza di organico all’Opificio. Oggi il restauro è terminato, portando alla luce nuovi particolari e teorie sull’esecuzione dell’opera. Sembra infatti che sia stato lo stesso Giotto a cambiare le dimensioni del dipinto rispetto al formato richiesto dai domenicani: circa trenta cm. per allungare la figura del Cristo e l’aggiunta della parte trapezoidale in basso per dipingervi la rocce del Golgota con il teschio.
Ma l’Odissea di Giotto non si conclude con il restauro: adesso il problema è il ricollocamento dell’opera. All’interno della basilica, al centro della navata centrale, esisteva un basamento, una sorta di ponte che nel ‘500 fu smantellato dal Vasari in occasione dei lavori nella basilica in osservanza delle norme della Controriforma. Il problema non sembrava insuperabile, anzi già nel 1937 si decise di realizzare una struttura di legno che sostituisse l’antico basamento.
Alcuni giorni fa il comune ha deciso di indire un concorso internazionale per trovare una modalità adeguata al ricollocamento del Cristo. Per questo bisognerà, incredibilmente, aspettare ancora, forse fino alla primavera 2001, per poter ammirare il capolavoro del Maestro davanti al quale sembra che anche Santa Caterina da Siena abbia sostato in contemplazione.
[exibart]
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