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Seicento candeline per Masaccio, un convegno |

di - 6 Giugno 2002

L’apertura dei lavori ha avuto luogo nell’augusta cornice del Salone dei Cinquecento, sullo sfondo dei trionfi di Firenze affrescati da Vasari nella seconda metà del XVI secolo.
La tecnica e lo stile al centro di tutti gli interventi non si propongono solo come oggetto di studio ma, più propriamente, come concreti e attendibili strumenti di indagine. Tecnica, stile e tradizione, là dove la tecnica va intesa come punto stilistico fondamentale e “il recepimento della tradizione è già stile”. Così Giorgio Bonsanti, nel suo brillante intervento di introduzione, mette a fuoco la direzione in cui si orienta la più recente storiografia dell’arte, masaccesca e non.
Il convegno si situa come una tappa fondamentale, una pietra miliare, nell’ambito delle ricerche su Masaccio. Le sofisticate analisi tecniche forniscono alla tradizionale storia dell’arte dati più affidabili e nuova materia di dibattito. L’attenzione torna a concentrarsi sulla Trinità: l’esame condotto dall’Opificio delle Pietre Dure rivela come l’affresco, dal punto di vista meramente esecutivo, sia una sorta di sperimentazione dell’uso della prospettiva che verrà dispiegato successivamente sulle pareti della Cappella Brancacci. Nuove ipotesi riguardano anche la committenza e la destinazione dell’opera nonché una nuova individuazione del punto di fuga della rappresentazione prospettica.
Ma non solo di buon fresco si è parlato; gli interventi dei relatori che si sono succeduti sul podio hanno approfondito i rapporti di Masaccio con le architetture classiche, le invenzioni di Donatello, le esperienze di Masolino a Roma e a Castiglione Olona e le sue relazioni con Masaccio.
Il convegno si è concluso il giorno seguente presso la Pieve di San Giovanni Battista a San Giovanni Valdarno, dove Masaccio nacque nel 1401. Al centro di questa seconda giornata di studi è stata la pittura su tavola di Masaccio: il Trittico di San Giovenale, l’opera prima del grande artista che è tornata a risplendere nella Pieve di san Piero a Cascia e la cui autografia è ormai certa grazie alla lettura del disegno preparatorio. È probabile che la prima esperienza di Masaccio riveli una formazione da miniaturista; lo dimostrerebbe l’uso della linea rossa in sostituzione di quella nera per contornare le figure. Anche il Polittico di Pisa assume un nuovo profilo: secondo l’OPD le tavole con il San Paolo e il Sant’Andrea non trovano una collocazione coerente con le altre e farebbero parte di un’opera diversa, eseguita nello stesso periodo (1426) sempre a Pisa, di cui non si trova menzione nelle fonti.
In occasione del convegno è stato presentato il volume “The Panel Painting of Masolino and Masaccio. The Role of Technique” (Edizioni 5 Continents). Edito in Inglese (la versione italiana è in preparazione), il saggio contiene i risultati delle indagini condotte sulle opere su tavola di Masaccio e Masolino.

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Pietro Gaglianò


Ufficio stampa per le Celebrazioni del VI Centenario della Nascita di Masaccio: Ambra Nepi Comunicazione, tel. 055 244217

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