Duttile, facilmente reperibile, economico, ecologico. Il legno, dopo l’onda lunga di una plasticità tutta anni Ottanta, sembra aver ritrovato un posto di primo piano nella rinnovata ecologia che caratterizza gli ultimi anni. La stretta di mano tra questo materiale e le arti figurative è un qualcosa allo stesso tempo di atavico –il legno fu tra i primi materiali utilizzati per modellare forme e simboli- leggendario –certa storiografia ritiene che i modelli bizantini giunsero in occidente tramite icone lignee che galleggiarono da una sponda all’altra del mare- e non di meno contemporaneo. Già con le avanguardie storiche –cubismo e dadaismo su tutti- l’utilizzo del legno oltrepassò infatti un tradizionale uso scultoreo per lo più figurativo. Nel secondo dopoguerra l’utilizzo della materia fiorì nelle più varie soluzioni, dilatando la sperimentazione sul materiale ai campi del ready made e del concettuale, dell’informale e della neofigurazione.
Con l’ultima mostra al Centro Arte Contemporanea di Cavalese la Val di Fiemme, una delle più belle del Trentino, regione tradizionalmente lignea -si pensi alla fervida produzione scultorea che risale fin all’età romanica, rinverdita in questi ultimi anni da artisti come Bruno Lucchi e il giovane Florian Grott– ha dedicato una significativa mostra alle eterogenee ricerche artistiche che nella seconda metà del Novecento hanno utilizzato il legno.
Tra le molteplici linee di ricerca evidenziate del percorso espositivo, un continuum con la tradizione è quello individuato nella scultura figurativa, pratica dalle profonde radici ma non certo priva d’elegante e spesso brillante originalità. E’ questo il caso di artisti come Augusto Murer, ma anche di Stephan Balkenhol, del quale è esposto un moderno Atlante della global economy.
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