Ci risiamo. Dopo la mostra dedicata al futurista Thayhat, il Mart propone un altro evento esemplare di un’idea intelligente di museo, tra ricerche d’archivio e grandi eventi espositivi.
Migliaia e migliaia di lettere, plichi di carte ingiallite dal tempo, mazzi di fotografie, ritagli di giornale, casse contenenti tavolozze ed altri oggetti personali. Ecco in breve l’archivio -acquistato nel 1998- di Vittore Grubicy (1851-1920), mercante, critico d’arte, pittore e soprattutto promoter del divisionismo, in particolare di Ranzoni e Segantini. Un attento studio di questi documenti ha permesso così di dar piena voce alle oltre cento opere che segnano il percorso, e che collocano Grubicy in un ruolo di primo piano nel panorama artistico europeo tra fine Ottocento e primo Novecento.
Dopo un preludio costituito da alcuni ritratti di Grubicy eseguiti da artisti del calibro di Wildt , Segantini e Cremona , la prima sezione della mostra si apre con le opere realizzate da Grubicy stesso. Dipinti e acqueforti tra tardo romanticismo e divisionismo, malinconiche, panteiste e a tratti simboliste visioni di paesaggio: se gli olii furono in un secondo momento ritoccati con i tratti di luce del divisionismo, le acqueforti hanno mantenuto tutta la loro freschezza e soprattutto unicità, visto che –al pari dei monotipi- ogni stato era di fatto un unicum.
La seconda parte del percorso presenta un focus sulla retrospettiva curata da Grubicy nel 1890 e dedicata a Ranzoni. Il critico nutriva infatti un vero e proprio culto per quest’artista, morto nel 1889 a quarantun’anni in seguito ad un avvelenamento causato dalla biacca dei suoi colori. Una fotografia conservata nell’archivio testimonia perfino la realizzazione di un reliquiario dedicato a Ranzoni, contenente fiori capelli e barba tolti alla cara
La mostra è anche una rara occasione per vedere, in un generale bulimia d’impressionismo, cosa avveniva in quegli anni in paesi artisticamente periferici come l’Olanda. Qui Grubicy giunse nel 1882 in veste di mercante, essendoci un piazza commerciale internazionale importante come quelle di Londra e Parigi. Oltre a promuovere gli artisti italiani, Grubicy entrò qui in contatto con gli esponenti della Scuola dell’Aia -in particolare con l’eccellente paesaggista Anton Mauve– testimoniata da numerose tele dei principali esponenti. Non meno interessanti le quattordici opere dell’avanguardia belga che prendeva a modello il post-impressionismo francese, in particolar modo quello di Signac, del quale è esposto un paesaggio: sebbene Grubicy non conobbe direttamente questi artisti e i loro lavori, li apprezzò con intelligenza attraverso le riproduzioni di riviste come L’Art Moderne.
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