In mostra vetri dipinti dal retro. Città fantastiche, conglomerati urbani perfettamente inseriti nella natura dove un albero domina e protegge infinite casette collegate da stradine tortuose, nessuna resta sola in questi passaggi comunicativi. Ma sono soprattutto le sculture ad emergere nella Piccola Galleria nella parte antica di Bolzano. Sono pezzi di legno che, con un supporto in ferro e qualche inserto d’ottone, si trasformano in oggetti artistici.
Parlano dell’inventiva dell’autore, della sua capacità di osservare, di vedere, quella stessa sensibilità che fa scegliere al fotografo uno scorcio: il pezzo viene distinto tra la ramaglia nei boschi, raccolto e reso unico. Olimpio Cari scrive nelle sue poesie: Gli alberi e i sassi /mi insegnavano storie antiche, /saggezza degli avi. /E il vento sussurrava /melodie lontane /di musiche zingare. /Amo il bosco /amo la strada /amo la liberta. Un’ingenuità che forse fa sorridere, ma che conserva dei punti ai quali siamo in segreto strettamente allacciati e che nutrono sostanzialmente il nostro mondo, quello maggiormente emotivo, il più terreno.
Questi suoi lavori parlano un linguaggio lontano dai contesti estetici e filosofici, regnano invece nel silenzio e sono rivestiti di un’aura propria, fatta di antichità, di dolore, di
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