L’immagine che apre la mostra -e il catalogo- è Artificial Life, del 1999. Un volto orientale è preso a simbolo delle pulsioni contrastanti tra presente digitale e tradizione che caratterizza tutta la produzione di Matteo Basilè. Una foglia in primo piano, di un verde assoluto, artificiale, spicca sul viso in bianco e nero, la pelle umanamente imperfetta.
Poi, nelle altre opere, il punto di vista è ribaltato, la bellezza è perfetta, con occhi tanto grandi da sembrare irreali, mentre la natura mostra la sua presenza vera, quella di insetti che rimandano direttamente alla vanitas barocca. In questo modo, mostrando punti d’arrivo opposti, Basilè sottolinea la stretta dipendenza dell’uomo con il mondo -naturale e digitale al tempo stesso- un legame indelebile anche quando gli equilibri tra le diverse parti risultano mutati e irrecuperabili.
Quella di Rythms of an Hour è una bellezza impossibile da scalfire, sia scindendo il volto nei cinque light box che compongono l’opera, sia scratchando il volto con le linee irregolari segnate dal mouse. Nemmeno la mosca che sta succhiando l’epidermide del collo, divenendo protagonista di un quadrato, riesce ad essere elemento di disturbo. Proprio come la vespa di Tantoche si sta posando sulle
Minacciosa è solo la nuova “natura digitale” di Rose’s Mouth, dove il volto femminile ritratto a tre quarti è segnato da una bocca rossa e carnosa cosparsa di appuntite spine di rosa. Non è la sola dichiarazione dell’ingannevole forza della bellezza femminile, ma anche un accenno al pericoloso rapporto dell’uomo con la tecnologia, un rapporto che -complice una natura offesa- è pronto a ritorcersi in ogni istante contro l’uomo stesso, come già da tempo messo in evidenza dagli artisti post-human.
articoli correlati
TEC – Le tecniche esecutive dell’arte contemporanea
Basilè a Milano alla Galleria Pack
mariella rossi
mostra visitata il 25 novembre 2005
La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…
Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…
La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…
Margaret Whyte rappresenterà l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…
L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…
Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…