La mostra, dopo la tappa trentina, approda a Bolzano. Protagonista dell’evento è il libro, oggetto che, nel corso del XX secolo, è stato in grado di trascendere la propria funzione di contenitore di parole “ordinate” dotate di un significato, per affermarsi come opera d’arte. Un contesto in cui l’elemento visivo non è più necessariamente subordinato a quello testuale.
È senza dubbio l’avanguardia futurista l’artefice principale di questa rivoluzione tipografica, in grado di trasformare l’essenza del volume. Non mancano in mostra alcuni dei testi sacri e dei manifesti programmatici del movimento. E’ il caso de La ricostruzione futurista dell’universo firmato da Giacomo Balla (1871-1958) e Fortunato Depero (1892-1960) o de La sintesi futurista della guerra (1914) di Carlo Carrà (1881-1966) testo impregnato di quello spirito eroico e ribelle che caratterizza l’intera poetica futuristia, totalmente proiettata nell’azione e nel futuro.
Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), autore di cui si incontra Zang tumb tuuum: Adrianopoli 1912: parole in libertà, ha un ruolo fondamentale nel processo di liberazione della parola dai vincoli della tradizione e dalle catene sintattiche che la imprigionano. Le parole in libertà, le tavole parolibere, la variazione dei caratteri e degli inchiostri sono l’emblema di questa emancipazione.
Ampio spazio viene naturalmente riservato dai curatori a Fortunato Depero, autore di Depero futurista – Libro imbullonato, realizzato in collaborazione con la Dinamo di Fedele Azari, ideatore della particolare rilegatura con bulloni di alluminio. Quest’opera così innovativa, in grado di valorizzare il libro come oggetto estetico, è frutto della grande capacità comunicativa e creativa di Depero e della sua attenzione nei confronti dell’universo pubblicitario.
Ancora più in là si spinge Tullio d’Albisola che in Parole in libertà tattili termiche futuriste olfattive (1932) (con parole di Marinetti) o in L’Angurialirica sostituisce la carta con lamine di ferro-stagno litografate. La lito-latta segna l’apice della rivoluzione tipografica futurista che, in nome della tecnica e del progresso industriale, abbandona il più tradizionale materiale cartaceo per creare nuovi effetti visivi e luminosi in grado di coinvolgere tutti i sensi.
La mostra non si esaurisce nella dinamica sfida futurista, ma si propone di analizzare la sua evoluzione nella seconda metà del Novecento, presentando alcune opere del deposito di Paolo Della Grazia presso il Mart e il Museion. Ricerca del supporto e studio dell’impaginazione caratterizzano questi libri d’artista, volumi in cui la parola viene sempre più spogliata del proprio significato e utilizzata come elemento formale. Queste composizioni non sembrano però avere la potenza suggestiva e l’esplosiva carica emotiva delle creazioni dell’avanguardia futurista. Un movimento che ha saputo tradurre la propria anima ruggente non solo in quadri e sculture, ma anche nel “vecchio” libro, trasformandolo in arte visiva-viva.
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