Il fumetto non conosce età. È una passione che accomuna diverse generazioni in tutto il mondo: padri e figli, nonni e nipoti. E anche se spesso gli intellettuali lo hanno etichettato come roba da bambini, ha assistito ai grandi mutamenti del Novecento mantenendo sempre intatto il proprio fascino e la propria popolarità. Consapevole di questo e da sempre sensibile verso tutte le forme d’arte, il Mart propone una mostra -curata da Roberto Festi- che non intende analizzare il fumetto come fenomeno fine a sé stesso, ma racconta in modo dettagliato le sue relazioni con un altro grande media trasversale: il cinema.
La prima proiezione dei fratelli Lumière risale al dicembre 1895, mentre The Yellow Kid appare nel febbraio del 1896 sulle pagine del New York World. Nati a pochi mesi di distanza, nel corso della loro storia, cinema e fumetto si sono trovati a dialogare tra loro: entrambi infatti tentano di raccontare attraverso le immagini. Il dialogo tuttavia all’inizio si è rivelato difficile e problematico, per l’incapacità del cinema di cogliere le peculiarità del linguaggio dei comics e la profondità dei suoi personaggi. Solo il passare degli anni e la reciproca conoscenza hanno portato a grandi risultati, basti pensare al Batman di Tim Burton e allo Spiderman di Sam Raimi. E proprio grazie al regista Tim Burton, esperto anche di animazione, si è arrivati ad un perfetto connubio dei due linguaggi, fino ad una vera e propria fusione.
Se invece è impossibile rimanere indifferenti davanti alle tavole di Tex di Bonelli e Aurelio Galeppini o al primo introvabile numero di questo fumetto, che acquista maggior significato per il modo in cui gli indiani nativi vengono rappresentati, Tex è anche un esempio della frequente incapacità di gran parte del cinema di far rivivere le emozioni del fumetto. Tex e il Signore degli Abissi interpretato da Giuliano Gemma non riuscì neppure ad avvicinarsi al suo modello cartaceo.
Da Arcibaldo e Petronilla (USA 1913) a Braccio di Ferro (USA,1929), da Superman (Usa, 1938) Tex Willer (Italia, 1948), da Diabolik (Italia 1962) ad Asterix (Francia, 1959), sono trentaquattro i personaggi dei comics portati sul grande schermo e presenti in mostra. Il percorso espositivo è particolarmente ricco e accattivante: centinaia le tavole originali provenienti da tutto il mondo, moltissimi albi e fumetti, locandine cinematografiche, foto, costumi originali (di Superman e Batman) e oggetti provenienti dai set (come l’anello e il giubbotto giunti dalla serie televisiva di Smallville ispirata alle avventure del giovane Superman). Ci troviamo indubbiamente di fronte ad una mostra di alto livello, ma con estese possibilità di fruizione per un pubblico che non è solo quello delle mostre d’arte.
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