Basta scendere dal treno alla stazione di Rovereto e guardarsi intorno per capire le ragioni della mostra Montagna arte scienza mito. Il Mart rende omaggio al suo territorio, fatto di picchi innevati e rocce scoperte. Una corona di monti incombe sulla cittadina e si riverbera nella sale del museo. Grazie alla struttura flessibile dell’architettura di Mario Botta, si susseguono ambienti che si adattano perfettamente al percorso ideale proposto dai curatori: una serie di lenti di ingrandimento sui periodi storici in cui la montagna ha acquistato centralità nel pensiero e nella rappresentazione, facendosi specchio di concezioni più ampie.
Contando sull’innovativo confronto tra scienza ed arte, la scelta espositiva del Mart permette un’immersione totale nella cultura di alcuni momenti chiave della storia. Una visione a tutto tondo del modo in cui veniva percepito l’ambiente montano. L’allestimento aiuta ad orientarsi nel percorso, attraverso l’uso di tinte distinte per le pareti delle sale dedicate alla scienza, colorate di grigio azzurro, e all’arte, dipinte di un bianco neutro. Introduce alla visita, icona sintetica, il grande Vesuvius di Andy Warhol (1985). Comincia poi il percorso tematico: l’Intuizione, che vede la montagna come simbolo e come grande corpo della madre terra. La Ricerca, che parte dal XVII secolo e comincia a rapportarsi all’ambiente con atteggiamento scientifico.La Scoperta, dedicata alla curiosità che porta a vedere la montagna come fenomeno da studiare o come spunto per voli visionari. La Smaterializzazione, in cui l’ambiente naturale si scioglie nelle pennellate separate dei divisionisti o nelle immaginifiche tele degli espressionisti. Infine la Negazione, che conduce sino ad oggi.
Si dispiegano davanti agli occhi dei visitatori innumerevoli opere d’arte, documenti antichi e strumenti scientifici. La folla di oggetti crea un tessuto corale; cerca di definire le diverse implicazioni culturali associate nei secoli alle montagne. Un criterio iconologico che potrebbe privilegiare la restituzione di un contesto storico rispetto alla presentazione del capolavoro. Invece, accanto alle firme di autori non troppo conosciuti ai più, emergono le vette di molte opere di fama indiscussa: Trento vista da nord di Albrecht Dürer, il seicentesco testo del Siderius Nuncius di Galileo Galilei, il Paesaggio con macchie rosse di Wassily Kandinsky sono solo degli esempi.
silvia bottinelli
mostra visitata all’inaugurazione il 18 dicembre 2003
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