Arte inquietante, arte impegnata, arte ammiccante, ma anche arte divertente! Gli artisti di questa fine di millennio hanno saputo scuotere i nostri animi pure con una risata e il curatore Maurizio Sciaccaluga ha scelto proprio un simpatico gruppetto di giocherelloni per la mostra di Trento. Vince chi fa ridere di più e nessuna arma è esclusa dal gioco. Troviamo infatti le abituali modalità espressive dell’arte – dalla pittura di Jean-Michel Baquiat, James Brown e Ronnie Cutrone, al video di Miltos Manetas e Mike Kelley, alla scultura di Jeff Koons – e accanto i balocchi ready-made rubati ai bambini – come la pesca con le calamite di Corrado Bonomi.
Protagonisti delle opere non potevano che essere gli idoli dei piccoli. Keith Haring ha mimetizzato il profilo di Mikey Mouse in un labirinto di segni. Anche Alex Pinna ha
Anche i feticci degli adulti diventano bersagli facili da prendere in giro. Dario Arcidiacono mette Padre Pio in un distributore di palline e lo traveste da pagliaccio, pronto per entrare nei bar. Wim Delvoye ha rivestito la rete della porta da calcio con una fragilissima vetrata. Edward Lipski ha plasmato una “coccodrilla” a grandezza naturale con la pelle nera a scaglie con cui sono fatte le borsette delle signore.
A ridere alla fine di fronte a queste opere sono effettivamente solo i grandi. E’ inevitabile infatti la scena del ragazzino che piange disperato nel vedere un cavallo a dondolo trasformato da Antonio Riello in una macchina da tortura inavvicinabile con tanto di chiodi appuntiti sul sedile. Il senso di sicurezza suscitato da oggetti già conosciuti e da sensazioni già vissute nell’infanzia rende invece forte e libero di ironizzare proprio
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