La fama di Paris Lodron (1586-1653) è indissolubilmente legata alla città di Salisburgo, della quale fu prima Principe e poi, nel 1619, Arcivescovo. In quella città fu abile politico –tenne fuori il territorio dall’incubo della guerra dei Trent’anni- e non disdegnò il piacere di contribuire allo sviluppo architettonico, promovendo la fortificazione dell’abitato, la ristrutturazione di prestigiosi palazzi e soprattutto il completamento del Duomo, che affidò all’architetto Santino Solari. La sua politica attenta alla cultura lo portò ad elevare il Ginnasio di Salisburgo ad importante Università.
Il buon governo di Paride Lodron non trascurò però il Trentino, sua terra natìa, che grazie alla sua azione visse un periodo di prosperità economica e culturale. All’istituzione di un Monte di Pietà e ai contributi economici per la tintura e la lavorazione della seta seguirono infatti la realizzazione di una scuola, i restauri e i rifacimenti della pieve di Villa Lagarina. In omaggio ai defunti genitori eresse anche una sontuosa cappella, dedicata a San Ruperto, che è uno dei capolavori del primo barocco trentino per la ricchezza dei marmi e la sontuosità degli stucchi, nonché per il ciclo pittorico eseguito dal fiorentino Domenico Mascagni(1570
La prima sezione della mostra è dedicata all’iconografia di Paride Lodron: sono presenti ritratti per lo più ufficiali, con riprese a tre quarti e un ricco apparato di attributi –dallo stemma nobiliare ai costumi e gli oggetti legati al suo potere- in linea con la ritrattistica del tempo. Tra i numerosi, ricordiamo quello del 1616 eseguito da un anonimo salisburghese che coglie Paride all’età di trent’anni, e un altro postumo, opera di Nicolò Dorigati (1662-1750), arricchito da una complessa iconografia.
Nella seconda sezione l’analisi si apre alla nobile famiglia e alla vita stessa di Paride, affiancando libri ed importanti documenti d’archivio ad oggetti più inconsueti come l’albero genealogico dei Lodron e, soprattutto, la teca del cuore di Paride in argento dorato ed inciso: secondo gli usi del tempo la nobiltà aveva infatti la facoltà di destinare ad altro luogo i resti del proprio cuore.
Segue al secondo piano la parte forse più rilevante dal punto di vista artistico, dedicata al ruolo di mecenate che Lodron rivestì in più occasioni tra Salisburgo e Villa Lagarina. Tra le opere più interessanti, ci sono numerosi lavori del Mascagni, come la celebre pala raffigurante San Carlo Borromeo in preghiera (1629 circa), e non va dimenticata anche la Madonna reliquiario, il capolavoro orafo del 1620-1625 di Johannes Lenker, che riprende –con la Vergine sulla falce della luna– l’iconografia dell’Apocalisse di Giovanni.
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bibliografia
I Lodron a Villa Lagarina, a cura di E. Chini e D. Primerano, ed. Nicolodi, Rovereto, 2003
duccio dogheria
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