Un’ambizione cronologica –una storia lunga un secolo- e una geografica –i confini dell’intera Europa- rivelano i limiti di questa mostra, che pur è bene impostata ed appetibile a un pubblico di neofiti come a quello più esigente di amatori e collezionisti. Tra i grandi assenti, Lyonel Feininger (newyorkese, ma attivo per molti anni a Berlino), il pop di Guy Peellaert ; per l’Italia, assente gran parte dell’Officina Frigidaire (Scozzari, Mattioli, Tamburini…), nonché artisti di fumettistiche sperimentazioni come Pablo Echaurren e Gastone Novelli, quest’ultimo autore di uno dei capolavori del fumetto beat italiano, I viaggi di Brek, presente tra l’altro in più copie proprio nella biblioteca del Mart…
Il tema come detto è assai vasto, e proprio in quanto smaccatamente popular, ognuno potrà aggiungere dei nomi alla lista degli “imprescindibili” esclusi. Tutto ciò –precisiamo subito- nulla toglie alla validità della proposta e all’interesse per i materiali esposti, specie per quanto riguarda le tavole originali, non facili a vedersi in maniera così copiosa per autori da tempo affermati.
Il percorso è cronologico e procede per decenni (anche se in realtà la cronologia si riferisce agli esordi degli illustratori più che a quella delle tavole esposte), partendo dalle prime strisce d’inizio secolo che allietavano, in Europa e ancor prima negli Stati Uniti, il riposo domenicale. E’ il caso del francese Louis Forton, ma anche di due protagonisti dello storico Corriere dei Piccoli, Antonio Rubino e Sergio Tofano (autore del Signor Bovaventura e più noto col diminutivo Sto), non solo fumettisti ma anche apprezzati illustratori per l’infanzia e, specie Tofano, grafici pubblicitari e di merchandising.
Gli anni Quaranta vedono il trionfo di George Rémi, a tutti noto con lo pseudonimo di Hergé, autore di quel capolavoro grafico-narrativo che è Tintin; se il personaggio è ideato nel 1929, fu infatti solo nel primissimo dopoguerra che troverà vasta fortuna, tanto da diventare settimanale autonomo. Per quanto riguarda l’Italia, i nomi sono soprattutto quelli di Aurelio Galleppini, legato a quell’inviolabile icona che è Tex, e l’esuberante Benito Jacovitti.
Per gli anni Cinquanta vanno ricordati Maurice de Bévère (Lucky Luke), Sidney Jordan (Jeff Hawke), e il nostro ottimo Hugo Pratt. I Sessanta e i Settanta sono senz’altro –e giustamente- i decenni più documentati: da Peyo (I Puffi) a Uderzo (Asterix), da Magnus (Alan Ford, Kriminal, Satanik…), all’insuperabile Guido Crepax, dal fantasy di Moebius all’esotismo-erotismo di Manara, senza dimenticarsi del tratto lisergico di Druillet. L’ultima parte del Novecento è testimoniata da imperdibili tavole di autori come Andrea Pazienza; e Angelo Stano, tra i più rappresentativi illustratori dell’indagatore dell’incubo Dylan Dog.
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