Pressoché coetanei ed entrambi partecipi allo storico Movimento Arte Concreta, Munari (Milano, 1907-1998) e Veronesi (Milano, 1908-1998) ebbero innanzitutto in comune l’idea che l’arte, attraverso l’iterazione di più discipline, potesse portare a una sorta di democratizzazione della società, agendo sull’educazione quanto sul gusto, stimolando quel potente motore dell’individuo che è la curiosità. Un pensiero quindi permeato da un forte positivismo, così lontano dalla frammentazione individualista della contemporaneità artistica.
E così, rinnovando quell’idea di totalità che fu propria della ricostruzione futurista dell’universo quanto del Bauhaus, i due, con diversi risultati, hanno esteso i confini dell’arte al design, alla grafica editoriale, alla fotografia, al cinema, alla musica, alle arti applicate, ai libri per l’infanzia e perfino alla didattica, vista non come integrazione all’attività artistica, ma come ulteriore possibilità di ricerca.
Bruno Munari è tra le due personalità sicuramente la più aperta alla sperimentazione e di conseguenza quella di più difficile collocazione, tant’è che dissero di lui “ognuno conosce un Munari diverso”. I suoi lavori, caratterizzati per lo più da una gioiosa ironia, sono ben documentati in mostra da una serie di exempla che ripercorrono la sua intera carriera. Si passa dalle macchine inutili di fine anni ’40 ai libri illeggibili degli anni ’50, dalle sculture da viaggio alle sperimentazioni sulla luce, dalle opere astratto-geometriche come i negativi-positivi alle sperimentazione xerografich, passando per gli oggetti industriali, i giocattoli, senza dimenticare la feconda produzione pittorica.
Luigi Veronesi rimane invece pittore anche quando si occupa d’altro. Il suo astrattismo, fatto
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duccio dogheria
mostra visitata il 1 agosto 2003
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Un viaggio intenso nel mondo munariano, grazie anche alla passione per il racconto del suo caro amico e collezionista dr. Baccoli. Per come ho avuto modo di viverla la definisco un'esperienza unica nel suo genere.