Potremmo chiamarle ribelli. Immerse nella splendida cornice naturale delle montagne attorno al Lago di Garda infatti Karen Yurkovich,Elisabeth Hölzl e Alda Failoni esplorano un Hortus conclusus, un giardino delimitato.
In altre parole penetrano nel bosco che è dentro di noi, come fa il Waldgänger di Ernst Jünger nel saggio del ’51 tradotto in Italia come appunto Il trattato del ribelle. Il loro scopo non è di contemplare il paesaggio, ma di analizzare la dimensione spirituale dell’idea archetipa di bosco. L’uomo contemporaneo si misura infatti ogni giorno con situazioni sempre nuove, che gli appaiono all’improvviso come il lupo davanti a Cappuccetto Rosso nella foresta buia. Il giardino è allora chiuso in quanto rappresenta un’esperienza interiore, ma è chiuso anche perché non si può superare e andare oltre. Attraversare il bosco è infatti un percorso a spirale che ci porta sempre più in profondità dentro di noi: è il salto di cui parla il filosofo Martin Heidegger per ricadere dove già siamo.
La mostra a cura di Giovanna Nicoletti si snoda in tre installazioni realizzate in luoghi differenti della città di Arco, dove ogni artista ha tradotto in immagini il “suo bosco”.
La canadese Karen Yurkovich –
Elisabeth Hölzl presenta un progetto site-specific realizzato nella prigione del Castello. All’interno di questa ha plasmato un ulteriore luogo segreto, un carcere ancora più stretto. Ha ricreato in questo modo un’intimità che rende possibile il contatto con il proprio io e dà la sicurezza di confrontarsi con l’esterno.
Alda Failoni presenta i suoi dipinti presso Palazzo dei Panni. Il suo giardino è racchiuso in momenti quotidiani, che l’artista carica di un valore magico e sospende nel tempo del ricordo. Attraverso immagini conosciute e sensazioni provate dà infatti forma alla consapevolezza di sé.
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