Nel mondo di Enrica Borghi (1966) l’incanto è di casa. Che siano forme primarie, come nella serie delle Molecole, oppure strutture più complesse, lo stupore non cambia. Stupore che è innanzitutto l’impressione di trovarsi in un’era altra, precisamente in una recycl-age minimalista che associa lo zen allo shopping center, l’etica all’estetica, il design al rifiuto.
Nella serie dei Vasi, dalla terra di coltura emerge la vita, il verde fresco e primaverile di una pianta reale; un’ecologia dell’arte che sembra rifarsi ai lavori più biologici di Joseph Beuys. Ma lo stupore di questa epifania del naturale è accompagnata
Una soluzione, questa, che nell’installazione Biò boutique si espande ad abiti, borsette, perfino scarpe, esposte su grucce e scaffali con un’attenzione e uno studio non meno meticoloso di quello usato dai vetrinisti che allestiscono i negozi delle grandi firme. In questo gioco di opposti, il trendy di queste armonie visive che richiamano per leggerezza e colori la grafica di MTV, denudato dalla sua veste più velleitaria e commerciale, svela infine un’anima ecologica ed etica, un pensiero rivolto al domani, che è poi il senso più profondo di queste opere.
L’artista in questo plagio materico, in questa “riciclaggio futurista dell’universo”, mette poi in gioco la propria femminilità. E’ come una rivincita nei confronti della società patriarcale che ha per secoli ridotto la donna ad operaio del focolare domestico senza alcun riconoscimento per il proprio quotidiano lavoro.
La serie delle opere esposte, da non intendere come separati fragmenta ma come coreografia d’assieme, si arricchisce ulteriormente con la serie di profumi Souvenirs de Venise. E’ questa una giocosa coniugazione dell’antica arte vetraria muranese con una campionatura in chiave naïf della biodiversità: ranocchie, civette, gabbiani, polipi e pesci tropicali impreziosiscono –nonostante l’utilizzo di vetri di scarto- queste boccette che contengono reali essenze profumate.
Le Molecole, lavori trasparenti e bidimensionali ricavati utilizzando frammenti multicolori di bottiglie di plastica, non sono infine certo aliene a questo personalissimo mondo. Partendo da un pattern, l’artista crea e disgrega questi elementi primari in maniera sempre diversa, ma affine nel risultato. Un’esplosione caleidoscopica di trasparenze.
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