Osservando le 250 immagini fotografiche si notano visi e visi…facce e facce; osservando le 250 immagini…si notano artisti e opere, lavoro e dedizione. Da tempo impiegato nell’assorbire gli eventi culturali che lo circondano, Aricci dedica molto del prorpio lavoro allo studio di artisti, all’esaltazione del loro modo di produrre e creare, al loro porsi rispetto alla vita: ecco quindi nomi altisonanti come Kounellis, Kiefer, Clemente, Viola, Wilson, Rauschenberg, Jasper Johns, Yoko Ono, Merz, Keith Haring….Santomaso, ecc…ripresi dinnanzi alle proprie opere, intenti a lavorare, mesciare i colori, dipingere…pensare o posare sorridenti e quant’altro ancora, come testimonianza dell’esistenza della “persona”, quell’esistenza in grado di far “apparire” l’arte che, noi, ammiriamo e studiamo. Aricci quindi ci illumina sulla condizione “naturale” di questi grandi artisti. Nulla di particolarmente costruito o strutturato, ma piuttosto una certa “istintività dello scatto” che ci lascia intravvedere l’uomo oltre il genio. Se dovessimo elencare le fotografie possedute nell’archivio di Aricci, noteremmo un resoconto esaustivo dell’ultimo ventennio veneziano, e in particolar modo delle preparazioni delle numerose Biennali di arte visiva che la città ha ospitato. Seguendo in prima persona l’avventura dell’allestimento di padiglioni e spazi espositivi, Aricci ha saputo “incamerare” aspetti “diversi” degli artisti espositori. Le sale messe a disposizione dalla Fondazione Bevilacqua La Masa per questa mostra, alternano le foto di questi maestri in svariate forme e dimensioni: dai grandi ritratti, alle strisce fumetto… dalle foto a “misura francese” (per capirci lunghe e strette), al formato polaroid… dalle pareti semivuote, alla camera tappezzata.
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