La Fondazione Benetton si è impegnata in un lavoro di recupero della memoria -e di divulgazione- di una fase artistica e sentimentale tra le più delicate della vita di Arturo Martini (Treviso 1889 – Milano 1947) e Gino Rossi (1884 – Treviso 1947). I due artisti sono infatti accomunati da un periodo di allontanamento forzato dal mondo dell’arte. Per ragioni politiche il primo e per motivi di salute il secondo, entrambi hanno vissuto lo strazio del silenzio di “Quando l’arte si Tace”. Ed è proprio su questa privazione che nasce un’esposizione allestita con cura, attenta a soddisfare le esigenze del fruitore come quelle del conservatore.
Al primo piano un grande touch-screen in forma di tavolo raccoglie documenti, lettere, immagini e disegni che i visitatori possono consultare liberamente. Intanto dalle sale attigue filtrano le luci: blu dell’allestimento rossiano e gialla di quello martiniano. Un rumore sordo e cadenzato attrae e spinge il visitatore verso il video di Riccardo De Cal in cui una telecamera attraversa impietosamente, ma con occhio attento alla resa artistica, gli interni e gli esterni di Sant’Artemio (decadente istituto manicomiale del Trevigiano che fu l’ultima dimora dell’artista). Sono centinaia i disegni inediti, esposti l’uno accanto all’altro in un fitto susseguirsi di pensieri. Come in un gioco di mediazione tra la grafica di Matisse e il primo astrattismo di Mondrian
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