Questa pregevole mostra, dedicata ai disegni di architettura di Michelangelo (1475-1564), curata da Guido Beltramini, Howard Burns e Caroline Elam, presenta ventinove studi recto/verso che vanno dalle realizzazioni giovanili a quelle della tarda età. In dicembre il corpus cambierà poi sede espositiva e sarà trasferito a Firenze presso Casa Buonarroti.
L’allestimento di Umberto Riva e Monica Manfredi mette bene in risalto tutte le possibili letture di questi disegni, così densi di chiavi per poter penetrare in tutta chiarezza nella grande architettura di Michelangelo. Vedere questi schizzi significa avere l’occasione di ripensare la sua architettura da un punto di vista privilegiato, quello del pensiero che lavora attorno a un’idea, e che, attraverso il disegno, realizzato anche con le emozioni, prende forma architettonica.
Ci sono disegni finiti e disegni in corso di progettazione, strettamente personali, che spesso erano visti solo dall’autore e non da terzi. È da questi che si arriva a percepire il metodo di lavoro: un processo che in pratica non finiva mai, in continuo mutamento fino a quando non veniva realizzato il progetto. Che fosse un edificio, un monumento tombale o una scultura. In questi lavori si può osservare la tensione creativa in atto. Di questa lasciano traccia le cancellature, le lavature e le stratificazioni dei tratti a lapis rosso su ogni tipo di supporto. Una sorta di furore, di energia creativa, che Howard Burns avvicina arditamente all’action painting di Jackson Pollock.
Un’invenzione progettuale in progress che tramite numerose sovrapposizioni e cambiamenti arrivava alla perfezione della forma finale. A questo proposito si veda lo Studio per porta Pia e studio di figura, una dell
Ma Michelangelo ha realizzato anche la Biblioteca Laurenziana, a San Lorenzo, opera ricca di ingegno, dove attraverso il linguaggio dell’architettura riesce a produrre effetti di luce e di ombra come nessun altro prima. Di quest’ultima è esposto il Disegno di dimostrazione per la porta della sala di lettura al ricetto della Biblioteca Laurenziana, un esempio di disegno terminato, pronto per essere visto dal committente.
Ma le sorprese di questa mostra non finiscono qui. L’esposizione dello Studio per un arco effimero quadrifronte (1515 circa), di appena 28 cm di lato, eseguito nel recto solo con un lapis rosso, e nel verso anche con penna e inchiostro, ha una lunga storia che solo ora ha raggiunto piena conoscenza. L’analisi del disegno, effettuata con il computer, ha messo infatti in risalto un breve scritto autografo di Michelangelo, rendendone certa l’attribuzione. Non solo: da studio per un arco di trionfo, il disegno diventa il preciso riferimento del portale della chiesa di San Felice di Firenze, realizzato da Jacopo di Giovanni, detto Jacone, che lo ebbe in regalo dal grande artista fiorentino.
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claudio cucco
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