Per Di Caprio la musica è paradigma di vita. Nella visione postmodernista è metastoria, complesso di valori che trascendono la storia. Incarnando non solo l’identità collettiva, ma persino l’identità individua, rappresentata oggi da quell’accessorio, propaggine del nostro corpo, che chiamiamo I-pod, strumento meccanico riflessivo che induce il raccoglimento in sé, tenendo il mondo di fuori.
È affare di fede. E di liturgia. Nicola Di Caprio ha ritratto le magliette rock indossate come seconda pelle, ha celebrato il rito dell’assolo, ha cristallizato nella scultura il linguaggio dei gesti tipici dei concerti, ha costruito totem con gli strumenti.
Qui sono in mostra alcuni dei Cd Oversize, gli ormai classici dorsi di compact disc musicali dipinti su tela. L’allestimento trasgredisce la canonica disposizione ordinata verticale per tentare un ordinamento che rinvia all’astrazione geometrica di De Stijl, da Mondrian a Theo Van Doesburg. Ma tutt’altro che astratti sono i singoli soggetti, che insieme ripercorrono alcuni capisaldi della denuncia sociale, dai Clash ai Rage Against The Machine, dai Green Day a Bruce Spreengsteen.
Ma proprio quelle stesse scritte scompaiono nella serie contigua, dove i cd si spogliano dei connotati grafici per sintetizzarsi nella loro essenza cromatica, in una inedita declinazione iconoclasta.
D’altro canto la sintesi di Di Caprio tende a marginalizzare l’icona della rock star per recuperarne il segno, la traccia, la parola. In questo consiste la cifra del suo lavoro, la scoperta di ciò che sta dietro l’immagine, come diceva Zeri. Così accade che le foderine dei vecchi vinili, in fondo la parte nascosta degli LP,
Il nucleo della mostra si sviluppa nell’appartamento della gallerista. Uno spazio privato, giacché lo spazio pubblico della galleria è stato trasformato dall’artista in una sorta di grande manifesto, di street work da vedere transitando nella calle degli Albanesi. Una grande bandiera americana mostra al centro un grande bersaglio e si trasforma in un catalizzatore di emozioni e riflessioni. Di Caprio non vuole denunciare nulla, lascia al singolo decidere cos’ha sotto gli occhi. Ciò che conta infatti è la presa di coscienza che quella bandiera, nel mondo contemporaneo, rappresenta, in ogni caso e in ogni luogo, il target per antonomasia: politico, culturale, economico, nel bene e nel male, il riferimento è quella composizione a stelle e strisce. È la profezia di Jasper Johns; la citazione dell’artista italiano non fa che sintetizzare le contraddizioni della nostra epoca.
articoli correlati
Personale da Velan a Torino
Sound & Vision a Perugia
alfredo sigolo
mostra visitata il 18 novembre 2006
Al Complesso di San Giovanni di Catanzaro, un progetto espositivo che mette in dialogo i linguaggi dell’arte contemporanea con l’immaginario…
Nel suo ultimo volume, edito da Gli Ori, Nicolas Martino traccia un atlante dell’epoca contemporanea, dal Sessantotto alla Pandemia, rileggendo…
Dopo il Padiglione chiuso del 2024, Israele torna alla Biennale Arte di Venezia con un progetto di Belu-Simion Fainaru ma…
Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.
La Galleria Anna Marra di Roma presenta una collettiva femminile opulenta, che ricorda e rielabora la figura della mitica Joséphine…
Fino al 29 marzo 2026 gli Appartamenti Segreti di Palazzo Doria Pamphilj Roma ospitano Sub Rosa, mostra personale di Silvia…
Visualizza commenti
a me fermò lo sviluppo.