Ospitate presso le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, le ventinove opere esposte sono frutto di una selezione effettuata lo scorso anno da un apposito comitato scientifico tra le proposte delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e per i Beni Storico-Artistici di alcune città del Veneto e della Lombardia.
Rispetto alle passate edizioni quella odierna si distingue per la preponderanza del materiale archeologico e, soprattutto, per la scelta di far seguire a questo appuntamento un secondo momento espositivo presso la milanese Pinacoteca di Brera, dal prossimo 6 dicembre al 21 gennaio 2001. Molti dei reperti antichi, compresi in un arco di tempo molto vasto che oscilla dall’età ellenistica all’XI secolo, sono frutto di ritrovamenti recenti, avvenuti sia per scavo regolare che per rinvenimento occasionale. Regina assoluta di questa sezione è senza dubbio la colossale Athena riportata alla luce nel 1986 a Breno, nel contesto di un edificio sacro sito lungo il fiume Oglio, in prossimità del centro romano di Civitas Camunnorum.
Realizzata in marmo pentelico e databile alla seconda metà del I secolo a.C., la statua conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Cividate Camuno, nel bresciano, era già stata esposta a Milano nel 1987, all’indomani della riesumazione dal suolo. Oggi viene riproposta al pubblico ed agli studiosi dopo un intervento che ne completa in maniera significativa la leggibilità, soprattutto nella ricomposizione dell’elmo. Altro capolavoro in mostra è la cosiddetta Ara Grimani, del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, risalente all’età augustea, ovvero all’ultimo quarto del I secolo a.C., e proveniente dall’illustre collezione di Giovanni Grimani, che devolvendo nel 1587 la propria imponente raccolta allo Stato veneziano, diede l’avvio al primo museo pubblico della storia moderna.
Una menzione particolare va alla tempera su tavola con le Storie di Virginia Romana, realizzata da Sandro Botticelli intorno al 1496, attualmente custodita presso l’Accademia Carrara di Bergamo. Dubbia la funzione originaria di quest’opera, anche se la presenza di una lettera E, anch’essa a tempera, sulla superficie pittorica, ha indotto a credere possa trattarsi di parte di una serie composta almeno da cinque pezzi. Inoltre, la lettura dal basso, la identifica come parte del rivestimento di una sala o come spalliera di un cassone. Comunque, nonostante la qualità complessiva, l’opera botticelliana faceva parte di una produzione cosiddetta minore, come confermano la qualità del legno, non certo di prima scelta, e la carpenteria sommaria, spiegabile con la disponibile collaborazione dell’artista fiorentino con discepoli e colleghi, più volte sottolineata dalla critica.
La mostra è accompagnata da un ricco catalogo, anch’esso edito da Banca Intesa, che documenta con attente schede critiche tutte le opere esposte.
Adelinda Allegretti
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Mi unisco al plauso per Banca Intesa. La tavola di Palma il Vecchio e le tele di Strozzi di Carpaccio tolgono il fiato.
Brava la BAnca INTESA !!...è la mia banca e mi fa piacere che si impegni per queste cose