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Fino al 2.II.2013 | Maria Morganti: Procedere Trasformandosi Rimanendo | Venezia, galleria Caterina Tognon

di - 17 Gennaio 2013
Vi è un punto in cui la pittura non è altro che se stessa: colore su una superficie. Non rappresenta nulla, non vi sono riferimenti possibili all”esterno’: non vi sono accenni più o meno realistici al mondo ‘lì fuori’, non vi sono forme che definiscano il colore (astratte, geometriche). La superficie a disposizione è, anche, tutta la forma necessaria. Forse la musica può avere una tale assolutezza, un completo scioglimento (ab-solutus) da costrizioni esterne; difficilmente la parola può aspirare a questa condizione, il suo valore comunicativo ed evocativo è così intrinsecamente presente che anche nelle sperimentazioni linguistiche più spinte quantomeno un riferimento, uno sfondo onomatopeico, rimane possibile. Non per la pittura, soprattutto quando questa viene sciolta anche dal suo possibile ancoraggio al gesto corporale, quando cioè la pittura dissolve il suo essere una sorta di sismografo per le pulsioni profonde, manifestazione di ‘quanti’ di energia che affiorano sulla superficie. Non è nemmeno un mezzo per percezioni extrasensoriali, ultimo gradino verso il vuoto.

Per assurdo la pittura è piuttosto un ‘pieno’ che sfrutta tutte le possibilità sensoriali che sono concesse dalla nostra percezione. Ed è intimamente legata ad un fare, ad un gesto che si ripete, senza alcuna enfasi, in modo tale da compiersi nella pacatezza e accuratezza della stesura, affinché quel che conti non sia altro che la vibrazione cromatica. Verrebbe da scrivere ‘mono’ cromatica, ma in questo caso si equivocherebbe molto la posizione verso la pittura che Maria Morganti porta avanti con coerenza da diversi anni. La pittura non è, per lei, semplicemente una superficie monocromatica, anche se così può apparire in un primo momento; semmai è una policromia che lascia affiorare un suo ultimo strato, quello più recente, deposto sulla superficie in ordine di tempo, ma i momenti del tempo/strati di colore omogeneo che hanno preceduto quell’ultimo affioramento sulla superficie, sono diversi l’uno dall’altro.

Non vi è un colore che domina sugli altri nella sua polarità minimale (il nero, il bianco) o una triade purificata (blu, rosso, giallo). Nelle tele di Maria Morganti, sotto quell’ultimo strato che si mostra ai nostri occhi, vi sono molti altri colori, sempre stesi in modo omogeneo uno alla volta, e di cui si ha notizia solo osservando il sottile orlo superiore del quadro. Nella serie che l’artista presenta negli spazi di Caterina Tognon a Venezia, si può rintracciare con chiarezza il percorso da lei compiuto dal 1999 al 2011, dalle Sovrapposizioni, alle Sedimentazioni, grazie anche al mantenimento delle stesse dimensioni dei quadri (cm 180×160) così da permettere una piena concentrazione sul colore.

Nelle Sovrapposizioni i colori sottostanti l’ultimo strato appaiono come quinte sottili lungo un orlo di orizzonte. E richiamano questa idea di orizzonte, anche perché il quadro mantiene una inequivocabile relazione fra alto e basso. Nelle Sedimentazioni l’orlo superiore da cui appaiono i colori dei momenti/strati precedenti rispetto all’ultimo, non richiama più la percezione di un possibile orizzonte, quanto semmai il taglio di una lastra, di una pietra, di un marmo, il cui bordo lascia vedere gli strati compressi di materia che i tempi geologici della terra hanno depositato l’uno sull’altro. Lasciar trasparire ciò che vi è sotto l’ultimo strato di colore per Morganti rappresenta la condizione stessa della pittura: la visione della superficie e allo stesso tempo, dall’orlo della superficie, le tracce sottili della sua stratigrafia sedimentale. Si è parlato, l’artista in questo senso ha indicato chiaramente una direzione interpretativa del suo lavoro, di una dimensione diaristica, quasi che con la stessa cadenza con cui si scrive una pagina di diario, al pittore sia concesso un colore al giorno per esprimersi. Purché si comprenda che si tratta di una pratica quotidiana grazie alla quale ciò che affiora sulla superficie di una tela, e fra gli strati percettivi del sentire, non ha bisogno di parole.

Riccardo Caldura

mostra visitata il 12 dicembre 2012

dal 1 novembre 2012 al 2 febbraio 2013

Maria Morganti, Procedere Trasformandosi Rimanendo

Galleria Caterina Tognon, Venezia

S. Marco 2746 – (30124) Venezia


Orari: da martedì a sabato 10-13 e 15-19.30

Info: tel. 041 5207859, info@caterinatognon.com, www.caterinatognon.com

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