Categorie: venezia

fino al 20.XI.2010 | Mat Collishaw | Verona, FaMa Gallery

di - 18 Novembre 2010
È da sempre affascinato dalla storia
delle immagini, Mat Collishaw (Nottingham, 1966; vive a Londra). E non
importa che esse siano sacre, profane o mitologiche. Per lui la Storia è
qualcosa che si agita, si muove, differisce da se stessa, assillando il
presente. Essa vive attraverso la memoria. E la memoria, come afferma Agamben, “non può restituirci il passato così com’è
stato, come un fatto inerte
”: la memoria restituisce al passato la sua
possibilità di essere ancora.

Collishaw, anzi, attingendo
indifferentemente all’arte rinascimentale, barocca, simbolista, fa risorgere
quella cosa segreta e sepolta che è la temporalità delle immagini, inserendo in
esse quella parte di “non-vissuto che è
in ogni vissuto
”. Così la tradizione, pur restando tale, dà vita a nuovi
problemi percettivi, a nuovi domini teorici, a inediti contenuti di sapere.

Angel è una
stampa lenticolare (ispirata all’Annunciazione del Beato Angelico). Solo
che la trama di luci e di architetture dall’Angelico è alterata dall’uso di una
tecnologia che produce l’illusione delle profondità e immagini che si animano a
seconda dell’angolo di visuale assunto dall’osservatore. Ed è come se
l’infinito presente del dipinto assumesse un senso di impermanenza o di
sorprendente mobilità, simile a quella che si verifica in una scena
cinematografica.

Anche in Supernatural Sweet
Talk
ci troviamo di fronte a una Annunciazione (mediata dalla “metereologia fantastica” del Garofalo).
Questa volta l’impalcatura verticale del quadro è retroilluminata da una barra
di led che, alla pari di una scansione radiografica, pare analizzare la
fisiologia stessa della pittura e dei suoi processi interni.

Ma per Collishaw nessuna
immagine ha un valore univoco, nessuna icona della storia dell’arte è chiusa
nel suo eterno statuto. Neppure l’Ultima cena di Leonardo da Vinci, che viene letteralmente stravolta, con gli
elementi architettonici ridotti a modellature dipinte a parete e con i
commensali sostituiti dalle immagini dell’estremo pasto di 13 condannati a
morte; neppure la figura di Ophelia (ripresa da Millais) che affonda tra le acque, in quanto il suo corpo in marmo
di Carrara scivola morbosamente tra onde di vetro ottenute attraverso una
sofisticata proiezione luminosa.

L’intento è sempre quello di evidenziare
come l’uso delle nuove tecnologie sposti più in là ogni esperienza visiva e
renda possibile pensare oltre le abituali immagini storiche e mitiche o,
quantomeno permetta di dischiudere in esse un’apertura a sensi altri e
ulteriori. Un po’ come succede in quella sorta di fantasmagorico diorama
collocato nella sala inferiore (e che richiama il Parnasso del Mantegna): una autentica “ruota della
vita”, in cui le piccole sculture, nel momento in cui l’opera inizia a girare
vorticosamente, danno l’impressione di prendere parte a una danza irrefrenabile
che sa di turbine, di carosello, di giostra, di mondo virtuale, di simulazione
plurisensoriale.

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Collishaw – Nebulaphobia

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mostra visitata il 19 settembre
2010


dal 17 settembre al
20 novembre 2010

Mat Collishaw – Modern pastimes

a cura di Danilo
Eccher

FaMa Gallery

Corso Cavour, 25 – 37121 Verona

Orario: da martedì a
sabato ore 10-13 e 14.30-19.30

Ingresso libero

Catalogo disponibile

Info: tel. +39 0458030985; fax +39 0458011410; info@famagallery.it; www.famagallery.it

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