Giacomo Favretto (Venezia, 1849-1887) visse solo 38 anni, eppure
osservando le sue opere, la sua capacità nel cogliere situazioni ed
espressioni, la sua pennellata ariosa, il suo colore denso e luminoso, si
percepisce già una nuova concezione della pittura di genere, inevitabilmente
memore dei modelli degli antichi maestri, ma “svecchiata” dall’incontro con le
più moderne tendenze europee che, oltralpe, stavano portando alla definizione
del movimento impressionista.
Come Longhi era stato il ritrattista della vita aristocratica
veneziana settecentesca, così dunque Favretto imposta sulle tele la propria
personale, e a tratti ironica, visione della vita quotidiana che si svolgeva
tra calli e campielli. La frenesia di un mercato rionale, giovani donne
borghesi a passeggio, le contrattazioni con i venditori, i corteggiamenti, i
litigi, i pettegolezzi: tutto è colto dallo sguardo attento dell’artista. E i
personaggi sono vivi, colti nell’immediatezza dell’attimo, nei loro difetti e
nelle loro paure, in quella spontaneità popolare che ricorda i personaggi di
goldoniana memoria.
L’allestimento curato da Paolo Serafini, lungo le sale del
museo marciano, propone oltre 80 opere, alcune provenienti dalle collezioni del
re e per la prima volta visibili al pubblico, disposte lungo un percorso
cronologico che parte dai modelli immediatamente precedenti – esemplare è il
caso di Molmenti,
maestro e amico del giovane Giacomo – e giunge a coprire tutto l’arco della
breve vita dell’artista soffermandosi, alla fine, su alcuni suoi emuli che ne
diffonderanno soggetti e stile.
Interessante è inoltre il costante confronto con le
personalità a lui contemporanee, da Ettore Tito ad Alessandro Milesi, da Guglielmo Ciardi a Luigi Nono che permette di impostare una
riflessione su una situazione artistica, come quella veneta della seconda metà
del XIX secolo, quanto mai complessa.
Nel territorio lagunare, politicamente conteso tra il
dominio asburgico e il nascente Regno d’Italia, i nuovi fermenti europei
giungevano difficilmente, e fortemente filtrati. Questo determinava una sorta
di “ritardo culturale” che l’inevitabile scontro con un’arte antica aulica, “che
decorava palazzi e pale d’altare”, non faceva che accentuare.
“La grandezza dell’arte veneziana vecchia è un impaccio
alla bontà dell’arte veneziana nuova”: così esordiva Camillo Boito nel 1871 parlando di una
situazione artistica che tendeva a ristagnare su accademici stereotipi,
incapace di slegarsi dai vincoli della tradizione.
Solamente pochi anni più tardi ai giovani artisti veneti
verrà data la grande opportunità rappresentata dall’istituzione delle Biennali
d’Arte, eppure appare già evidente come l’en plein air dei paesaggi di Ciardi, così come
le scene di genere di Favretto diverranno modelli per le generazioni future.
Ottocento veneto in mostra a Treviso
Pittura veneziana in mostra al centro culturale
Candiani
laura cigana
mostra visitata il 6 agosto 2010
dal 30 luglio al 21 novembre 2010
Giacomo
Favretto – Venezia fascino e seduzione
Museo Correr
Piazza San
Marco, 52 – 30124 Venezia
Orario: fino
al 31 ottobre: tutti i giorni ore 10-18; in seguito ore 10-17 (la biglietteria
chiude un’ora prima)
Ingresso:
intero € 8; ridotto € 5
Catalogo Silvana
Editoriale
Info: tel. +39
04124005211; fax +39 0415200935; mkt.musei@comune.venezia.it; www.museiciviciveneziani.it
[exibart]
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un pittore minore ma godibilissimo
oggi molti dovrebbero imparare qualcosa anche partendo da qui
scommetto che anche i vari doig eccetera verrebbero ridimensionati nel confronto