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fino al 23.I.2005 | Turner and Venice | Venezia Museo Correr

di - 10 Settembre 2004

Nella Londra di Joseph Mallord William Turner (1775-1851) -al quale il Museo Correr dedica quest’ampia rassegna a cura di Ian Warrell (è il direttore della Tate Britain), con 120 pezzi tra oli, acquerelli e disegni, allestiti da Daniela Ferretti- l’immagine di Venezia creata da Byron di dea orientale che esce dai flutti coperta di gioielli si alterna al mito di una città in decadenza densa di ombre di uno splendido passato e di presagi di fine imminente.
Turner studia le vedute di Canaletto, e il tonalismo veneto di Tiziano e soggiorna a Venezia per circa quattro settimane, in tre momenti diversi, nel 1819, nel 1833 e nel 1840. Scende la prima volta nell’albergo del Leon bianco a Ca’ da Mosto nei pressi di Rialto e successivamente a Ca’ Giustinian, ora albergo Europa, facendo della sua camera uno studio improvvisato da dove coglie impressioni della città.
Durante il primo soggiorno del 1819, con penetrante spirito d’osservazione, immediatezza e talento disegnativo, riempie 4 album facendo 160 disegni di vedute e di architetture, abbozzando su un unico foglio anche più studi o appaiandone due per visioni panoramiche. Ferma i vapori di luce e d’acqua e i giochi di trasparenze in evanescenti acquerelli, un solo segno ondulato bruno con un punto basta all’artista per evocare la figura di un gondoliere che voga, traccia appunti visivi che sviluppa anche dopo decenni per la costruzione dei suoi lavori. Ha con sé una tavolozza ad acquerello portatile dove attinge il rosso, il cinabro, il blu di Prussia, l’ocra, la terra di Siena e l’indaco con cui bagna i suoi dipinti. Riporta dalla sua tappa veneziana del 1840 acquerelli raccolti in 2 album avvolgibili, uno intitolato Canal Grande e Giudecca e l’altro Tempesta. Alla sua morte lascia nel suo studio centinaia di schizzi di argomento veneziano, raccolti in 10 album, progressivamente sempre più sintetici e incisivi. Indaga la topografia cittadina anche allontanandosi dai percorsi abituali che uniscono Rialto a S.Marco.

Se Charles Dickens nel 1844 definiva Venezia “Sogno sull’acqua”, Turner sembra quasi che chiuda gli occhi per vederla, stravolge la forma sfrondandola dei dettagli e, allontanandosi dalla trascrizione, cattura l’essenza, lo spirito sospeso del luogo, liberato dalle contingenze di un’epoca come dai disastri della Storia.
Definito dai suoi contemporanei “il grande pittore del mare” studia le sfumature della luce sull’acqua, gli scintillii vibranti, ama il fulgore dell’alba, dei tramonti, i bagliori di tempesta che trasfigurano la città. Si allontana dai vedutisti contemporanei inglesi (Bonington, Prout, Marlow) e italiani (Borsato e Caffi) per le sue visioni atmosferiche volte a penetrare il carattere della città più che descriverne le caratteristiche fisiche. I suoi ultimi dipinti, come Venezia con la Salute del 1844, dove la luce accecante tutto abbaglia, disfa e astrae, liquidati da certa stampa del tempo come “semplici ghiribizzi di un cromomaniaco” affascinano, come gli Interni della Basilica di San Marco fiammanti di rossi bruni e oro, o le immote vedute della città al chiaro di luna. Che, come diceva un’amica di Byron “abbellisce ogni cosa, specialmente quello che è stato toccato dalle dita del tempo, da un palazzo a una bella donna”.

myriam zerbi


Turner and Venice
Museo Correr
Piazza San Marco
Tutti i giorni 10-19 (biglietteria 10-18)
Biglietti: intero € 9; ridotto € 6.50
Per informazioni: call center 0415209070
www.museiciviciveneziani.it
mkt.musei@comunevenezia.it


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  • è stata la mostra più bella da me visitata l'anno scorso (Novembre), alla Tate di Londra. Voglio tornare a vederla a Venezia e fare un confronto... chissà se a Venezia,visto il luogo, sarà ancora più affascinante che a Londra;o se sarà deludente, come purtroppo a volte accade nelle mostre allestite in Italia! A volte i capolavori non bastano

  • Bellissimi olii, acquerelli e schizzi. Infelice il luogo: sale piccine, un percorso che costringe a ripercorrere la mostra per uscire (e se ci fosse folla? a noi è bastata una sola comitiva per intasare tutto). Un faretto spostato lascia un acquerello nell'ombra: da quando sarà stato cosi? (c'è anche un'inversione di cartellini, nel'ultima sala, nei due grandi oli "andando al ballo" e "tornando dal ballo").
    Bella, però. Molto.

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