Categorie: venezia

fino al 24.IV.2006 | L’infinito dentro lo sguardo | Verona, Palazzo Forti

di - 3 Aprile 2006

La collezione permanente della Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti ha trovato finalmente una collocazione stabile nelle sale del museo. Le mostre temporanee verranno infatti “dirottate” prevalentemente nel ristrutturato Palazzo della Ragione. E così tra vecchie donazioni, depositi e nuove acquisizioni, le oltre centocinquanta opere offrono un importante contributo della storia dell’arte degli ultimi due secoli. Ma il taglio espositivo, scelto dal direttore Giorgio Cortenova, rifiuta una disposizione in senso cronologico delle opere, prediligendo invece una divisione di tipo concettuale, quasi psicanalitico. Nascono così quattro sezioni dai titoli suggestivi: Lo spazio- tempo dell’io, Le visioni contraddittorie, Lo specchio dell’io e L’enigma del volto e del corpo. Di fronte ad un’arte difficilmente imprigionabili in rigidi schemi e correnti stilistiche, è l’ uomo con la sua identità e le sue problematiche ad essere il perno intorno a cui ruota l’esposizione. Lo sguardo, che per sua natura tende a spaziare verso l’infinito può trovare solo dentro di sé la chiave per interpretare una realtà in continuo mutamento.
Nella sezione Lo spazio tempo dell’io l’artista indaga il rapporto dell’io rispetto alla vita e alle proprie aspirazioni interiori. L’oggetto diventa il me dium da cui scaturisce la riflessione. L’egiziano Medhat Shafik, con la sua installazione La dimora del poeta dà vita ad un luogo sospeso nello spazio e nel tempo in cui lo sguardo del visitatore, sballottato tra gli oggetti della composizione, finisce per rivolgersi dentro di sé. Si ha la sensazione di essere giunti nella stanza dell’anima, in cui il singolo elemento si fonde col tutto perdendo ogni connotazione. Altrettanto ricca di intime suggestioni risulta l’opera di Giulio Paolini L’apparizione della Vergine. La custodia del violoncello sospesa dal soffitto grazie ad un cavo di acciaio riflette la propria immagine su quattro lastre di plexiglas “impressionate”. La custodia dello strumento musicale, che ricorda attraverso la propria forma le linee di un corpo femminile, è aperta, quasi a sottolineare l’idea del grembo materno come luogo della nascita dell’io. La riflessione del grembo materno è anche al centro della candida scultura in resina di Patrizia Guerresi Maimouna intitolata Kunta. Una donna coperta da un lungo velo è seduta su un trono. Le braccia sono appoggiate sulle ginocchia mentre i palmi delle mani sono rivolti verso il cielo. Al centro del grembo della donna un grande foro nero catalizza gli sguardi dei visitatori creando un senso di inquietudine. I lineamenti tipicamente africani della donna, retaggio dei viaggi compiuti dall’artista in terra africana, convivono con elementi tipicamente occidentali.
L’opera di Katherine Doyle è l’emblema delle Visioni contraddittorie. L’olio su tela -senza titolo- documenta in modo crudo e disincantato il dramma e l’alienazione dell’esistenza umana. In un malinconico ambiente domestico due figure umane se ne stanno sedute incapaci di comunicare tra loro: l’uomo ha gli occhi chiusi come se volesse scrutare dentro la propria anima, mentre gli occhi della donna sembrano voler abbracciare l’infinito.

Lo sguardo è da sempre stato considerato lo specchio dell’anima e non è un caso che gli occhi della volpe artica fotografata da Roni Horn vengano scelti come emblema dell’intimità dello sguardo. Di fronte alla profonda crisi dell’uomo, è nello sguardo di un animale che si ritrova un barlume di umanità.

paolo francesconi
mostra visitata il 23 marzo 2006


L’infinito dentro lo sguardo. Una collezione permanente.
Verona, Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti
Da martedì a venerdì ore 9.00-19.00 – Sabato e domenica ore 10.30-19.00
Biglietto: 5 euro – Ridotto 4 euro -Ridotto speciale: 3 euro
Informazioni: www.palazzoforti.it ; palazzoforti@comune.verona.it ;
Tel: 045-8001903


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