Appare piuttosto strano visitare una mostra di opere grafiche seicentesche proprio quando Venezia s’appresta ad inaugurare la ventiquattresima Biennale d’arte Contemporanea, eppure, al di là del primo imbarazzo riscontrato nell’immergersi in un clima che non è “adeguato” alle temperature artistiche del momento, l’evento sembra accompagnare il visitatore in un mondo che profuma di storia e stile con una naturalezza quasi disarmante. Sono circa 70 le opere grafiche (in maggioranza acqueforti) a firma di Rembrandt affiancate alle 30 del maestro spagnolo; opere che testimoniano il “realismo magico” dell’olandese e che introducono con naturalezza quelle più “incisive” di Goya.
La produzione artistica di Rembrandt fu piuttosto ricca, e in vita conquistò una fama e una popolarità che si diffuse rapidamente in tutta Europa, tuttavia per l’artista spagnolo non fu semplice poter visionare quei capolavori, se non tramite le rare stampe che circolavano. Pittore di genere, Rembrandt, seppe trarre insegnamento dai dipinti caravaggeschi grazie al maestro Pieter Lastmann e proprio ispirandosi ai giochi di luce delle opere dell’italiano maturò quello stile che fu fonte di ammirazione/ispirazione di molti altri artisti. Se si pensa che le opere grafiche di R. furono motivo di studio di artisti del calibro di Piranesi, Hogart ,e del più contemporaneo Ricasso, significa che oltre alla tecnica raffinata d’esecuzione, il maestro possedeva una padronanza d’effetti luminosi in grado di esaltare il realismo del soggetto e contemporaneamente di assegnare ad esso una valenza magico-simbolica. Chi conosce le incisioni di Goya non può che notare le affinità con quelle dell’olandese, se non nei soggetti almeno nella raffinatezza dei chiaroscuri adottati.
Le mostra curata dal professore Enzo de Martino (in collaborazione con la professoressa Isadora Rose de Vejo, esperta di incisione e in particolare, delle opere di Goya) pone quindi l’accento sull’influenza esercitata da Rembrandt sul lavoro dell’artista spagnolo, anche se la mancanza di un adeguato supporto critico tende a tralasciare lo studio effettuato da quest’ultimo sulle incisioni e sulle stampe dell’olandese.
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