Categorie: venezia

fino al 26.II.2006 | Alberto Gianquinto | Venezia, Museo Correr

di - 3 Febbraio 2006

La mostra ripercorre attraverso un’ottantina di opere, che vanno dal 1960 al 2001, il percorso umano ed artistico di Alberto Gianquinto (Lido di Venezia 1929 – Jesolo 2003). Non solo un artista dotato di grande carica espressiva, ma anche un intellettuale in grado di coniugare arte ed impegno sociale. Come uno specchio, che quando cade si frantuma in piccole schegge che non possono più essere ricomposte, così l’occhio del pittore indaga la realtà in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Il suo è uno sguardo dissacrante capace di cogliere in modo disilluso l’esistenza umana. La sua pittura scarna ed essenziale sembra rifiutare tutto ciò che è esteriore per giungere alla vera essenza delle cose.
Di grande tragicità il quadro Grande interno a Lipari (1960), dove il pittore rappresenta uno spaccato di vita di una famiglia meridionale. In questa tela l’atmosfera è cupa, quasi spettrale: l’ambiente interno, estremamente povero, è dominato dal colore grigio, mentre sofferenza e sconforto traspaiono dall’espressioni e dai gesti esasperati delle persone. Gianquinto, così attento alle problematiche sociali, denuncia la drammatica realtà del sud, realtà che egli stesso ha potuto conoscere nei suoi soggiorni in Sicilia.
Un’atmosfera decisamente più serena caratterizza il quadro Il cielo di Maggio (1987). Un limpido cielo azzurro, reso in modo quasi uniforme, il volo delle rondini, drappi rossi ed il simbolo della falce con il martello sono gli elementi principali. Gianquinto, nel raffigurare il mese di maggio, intende dare grande rilevanza alla festa dei lavoratori. La presenza dei drappi rossi è un elemento ricorrente nelle tele dell’artista, vicino alle tematiche sociali e alle posizioni politiche del P.C.I.

Nella produzione artistica del pittore veneto ha un ruolo significativo la serie di 38 opere che a partire dal 1961, anno di nascita del figlio Antonino, ne ricordano il compleanno. All’interno dell’esposizione è possibile vederne alcune. Queste opere, aldilà del loro valore propriamente artistico, sono testimonianze fondamentali per comprendere il Gianquinto padre e il grande amore che lo lega al figlio Nino.
Anche il legame uomo-natura viene sviluppato a fondo. A partire dagli anni Ottanta, l’artista dipinge ameni paesaggi della campagna asolana, in cui traspare l’attenzione e la cura per la luce, tipiche della tradizione veneta. Asolo, nuova residenza dell’artista, rappresenta una sorta di rifugio.
Ma è sicuramente nel ciclo delle Crocifissioni che la religiosità laica di Gianquinto dà vita a tele di straordinaria suggestione. Nella Crocifissione del 1994 appare tutta la partecipazione emotiva dell’artista al tema. Tre croci si stagliano su uno sfondo nero. Il tratto è essenziale, la gamma dei colori è ridotta al minimo, il tempo sembra sospeso, ai piedi della croce gli strumenti della passione. È assente il divino. È il sacrificio del Cristo Uomo che l’artista vuole raffigurare. Diversi sono stati i temi trattati dall’artista durante la sua vita, ma in ogni opera si assiste ad una continua e intima ricerca interiore, frutto di un confronto ininterrotto con la realtà circostante.

paolo francesconi
mostra visitata il 17 dicembre 2005


Alberto Gianquinto. Opere 1960-2001
Museo Correr, Venezia, Piazza San Marco.
Tutti i giorni dalle 9 alle 17
Biglietto: 11 euro – Ridotto 5,50-Ridotto speciale: 2 euro
Informazioni: www.museiciviciveneziani.it
Call center: 041 5209070 Mail: mkt.musei@comune.venezia.it


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