Categorie: venezia

fino al 29.I.2011 | Emilio Isgrò | Verona, Boxart

di - 24 Gennaio 2011
In apparenza sempre un annuncio
di silenzio o un presagio di eclissi. L’impiego di un segno che inabissa la
visibilità di parole e immagini. È dagli ani ’60 che Emilio Isgrò (Barcellona
Pozzo di Gotto, Messina, 1937; vive a Milano) opera sulla negazione dei
linguaggi, facendo cadere tutti i significati di superficie, gli strati ovvi
dell’informazione e della cultura. Ma il suo gesto cancellatorio non ha mai
aspirato all’azzeramento, alla “pagina bianca”, quanto piuttosto a snidare la
scrittura dai suoi rifugi segreti, a far esplodere le sue reticenze. Ritratta
il segno verbale, quasi che dentro a un testo ce ne fosse sempre un altro e
sotto il tratto nero (o la velatura bianca) si celassero imprevisti, inediti
percorsi visivi e mentali.

Ha cancellato celebri testi “sacri”:
enciclopedie, inni nazionali, vangeli; ha alterato geografie, ha ammutolito
spartiti musicali: ma sempre per aprire i saperi, fingendo di chiuderli. Così,
quando – come in questa esposizione – Isgrò cancella le pagine della Costituzione Italiana, lo fa per
attirare la nostra attenzione su quei principi che sembrano in via di
estinzione.

Il suo maniacale atto di
obliterare il testo contiene anche l’idea generativa del rifare il testo
stesso, del “ritesserlo”, del ricostituirlo. Il nasconderlo non significa
renderlo indecifrabile, ma in qualche modo proteggerlo, farne il deposito di
tutta un’eredità intellettuale e storica. E non è un caso che l’intera visione
sia catturata dal tracciato gestuale: è come se essa non fosse collocata
nell’ordine della perdita, ma in quella del moto, dell’animazione.


E se dal mare d’inchiostro si
salvano enunciati ironici, paradossi, grandi verità (“Una invisibile minorata”, “È
vietata la Fiat
”, “L’Arte ha diritto
di sciopero
” ecc.), è per mostrare che non siamo di fronte a un intervento
eversivo, ma a un lutto che si autoelabora, che trova in se stesso una sorta di
“terapia preventiva”. Non solo: queste parole decontestualizzate richiedono
tempi lunghi di osservazione. Lo spettatore è invitato a ripensare, a
riconsiderare, a colmare le lacune. Così si capisce anche perché spesso le
superfici (di tele o di testi sigillati) siano invase da formiche e da api che
danno il senso proprio di un lavoro lento, ostinato per costruire e insieme
distruggere: e, questo, anche quando, nel loro vorticare, finiscono per
alludere a scritture epigrafiche (come Viva il Popolo, Viva l’Italia),
in quanto alludono sempre a uno stadio di polverizzazione, di dissoluzione.


Isgrò vuole sottolineare come
oggi tutto è ridotto a un puro brulicare di segni, residui, virgole, “significati senza significante e
significanti senza significato
”. È perduto il concetto di identità, di
appartenenza, di valore collettivo, in favore di un “chiudersi dello sguardo”,
di un congedarsi delle menti: il tutto simboleggiato dalla fusione in alluminio
di un’Italia che dorme, con tanto di corona turrita come nella più vieta
iconografia. Un sonno ermetico, profondo, al limite della morte (abitato com’è
da scarafaggi), ma anche un sonno che, nel suo scandalo, apre al dubbio e
all’interrogazione.

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dal 27 novembre 2010
al 29 gennaio 2011

Emilio Isgrò – La Costituzione cancellata

a cura di Marco
Bazzini

Boxart Gallery

Via dei Mutilati 7/a – 37122 Verona

Orario: da martedì a sabato 10-12.30 e 15.30-19.30

Ingresso libero

Catalogo disponibile

Info: tel. +39 0458000176; fax +39 045593426; info@boxartgallery.com; www.boxartgallery.com

[exibart]

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