Una luce soffusa e tiepida accoglie il visitatore all’interno delle sale espositive di Palazzo della Ragione. Uno spazio connotato da una ricchezza storica, rinnovata grazie al superbo lavoro di restauro condotto dagli architetti Afra e Tobia Scarpa. Attraverso il silenzio che percorre le sale si è introdotti nell’universo multiforme e sfaccettato della malinconia, la più controversa delle complessioni umane, sentimento spesso soggetto a fraintendimenti ed equivoci.
Dedicata al temperamento melanconico e saturnino, Il Settimo Splendore. La modernità della malinconia nasce dal lungo lavoro di ricerca di Giorgio Cortenova, ideatore e curatore della mostra. Egli individua infatti nella malinconia uno tra gli elementi più rappresentativi dell’epoca moderna. Ad essa riconnette tematiche intrecciate tra amore ideale e riflessione meditativa, a partire dalla moderna concezione dell’uomo di genio, che dallo Pseudo-Aristotele a Marsilio Ficino è stato solitamente considerato un malinconico. Il tema, attraverso questo percorso privilegiato (di cui il curatore reclama l’origine italiana presso gli ambienti neoplatonici) si condensa in uno stato d’animo positivo.
Dalla celebre opera düreriana sino a noi, mediante un programma scientifico articolato in sei sezioni, l’argomento è sondato “attraverso diverse chiavi di lettura, da quella psichica a quella più visionaria, da quella contemplativa a quella rivolta alla ricerca di forme ideali perdute”. La prima sezione, I conflitti della forma, analizza due tematiche: La crisi dell’Umanesimo e Il ritorno all’origine. Tra le opere esposte il Volto virile di Michelangelo Buonarroti è emblematico di quella dimensione interiore di solitudine creativa, espressa attraverso il monumentale lavoro della volta Sistina. Nella stessa sezione spiccano tele di Amedeo Modigliani, del metafisico Carlo Carrà, e opere scultoree di Roberto Barni che ricordano nel trattamento della materia le sculture del periodo post-bellico di Alberto Giacometti.
La seconda sezione, Gli enigmi
Nella terza sezione, Visioni e visionarietà, “la psiche strappa i veli che la occultavano e si manifesta tra membra esili e coinvolgenti…”. Autori come Alik Cavaliere (Roma 1926 – Milano 1998), con Susi e l’albero, moderna interpretazione del mito delle Esperidi, si affiancano a Henri Füssli e William Blake in un’interiorità malinconica che oltrepassa la percezione fisica. L’itinerario espositivo prosegue con le ultime tre sezioni: Il teatro della storia e della vita, riconducibile alle tematiche dell’effimero e della caducità; Lo spazio tra commozione e spaesamento, tra classicismi e loro rielaborazioni e Il brivido dell’ideale, metafora illusoria dell’assoluto. A conclusione del percorso, nella sala antica del Palazzo, un calco da Antonio Canova raffigurante La Beneficenza, il Vecchio e il bambino si specchia sui Cinque tronchi divisione moltiplicazione di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933).
elvira d’angelo
mostra visitata il 28 marzo 2007
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