Dopo quasi vent’anni dalla mostra tenutasi a Palazzo Forti, Vasco Bendini (1922) ritorna a Verona e sceglie la galleria La Giarina. La stessa che, in quella medesima occasione, aveva esposto il polittico Segni come sogni (1989). Era quindi un appuntamento d’obbligo, questo, che presenta le recentissime realizzazioni della serie L’immagine accolta, ma fa anche il punto sulla poetica dell’artista. Attraverso una costante e rigorosa ricerca, testimoniata da questa personale che ne ripercorre le tappe salienti, si arriva, tramite un flusso ininterrotto d’immagini, al suo presente pittorico. Il direttore di Palazzo Forti Giorgio Cortenova, nel testo introduttivo, ripensa, alla luce delle ultime opere, quanto importante sia ancora la materia per l’artista. Una materia che sogna la luce e attraverso di essa respira lo spazio.
Guardando il lavoro di Bendini infatti, bisogna tenere presente alcuni termini fondamentali: materia, luce, spazio, colore e segno. Per parlare del suo “poema” pittorico bisogna far respirare, all’unisono, questi elementi, che sin dagli inizi testimoniano il pulsare ininterrotto della una vitalità artistica che commenta e misura il mondo. Francesco Arcangeli, nella sua interpretazione teorica, che vede correre nell’arte una linea romantica -dalla pittura antica a quella contemporanea- lo ha seguito e studiato, insieme a Wols e Fautrier, basilari riferimenti di Bendini, inserendolo in un concetto di Natura, non solo formale, ma anche come stato di coscienza interiore.
Il respiro pittorico della materia scaturisce proprio da una coscienza interiore che deflagra sulla tela in forma di luce. Dove la luce ha luogo e Sera della Luce, entrambi realizzati nel 2004, sono la riflessione interiore dell’origine e della fine delle cose. Nello stesso tempo sono le pulsioni vitali che alchemicamente, diventano la manifestazione cromatica della sua attuale idea di pittura.
Anche i quadri della serie L’immagine accolta trasmettono visivamente il respiro del cosmo, ma in una dimensione temporale e spaziale senza alcuna connotazione specifica, colta nell’attimo unico dall’artista. Se una differenza si può individuare, tra le opere recenti e quelle passate, è una più accentuata rarefazione cromatica. Come se la consapevolezza maturata da Bendini permettesse di penetrare e mostrare con maggiore nitidezza i segreti del cosmo e della vita.
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