Jenkins nasce a Kansas City nel Missouri nel 1923. La sua prima esposizione la tenne a Parigi, da Paul Facchetti, nel ’54, un anno dopo il ben noto viaggio in Italia dove fu affascinato dalla Sicilia e ancor più da Pompei, i cui rossi dominanti sono indicati dall’artista un momento formativo fondamentale della sua arte.
Sue opere sono presenti nei più grandi musei del mondo (Peggy Guggenheim acquistò una sua opera nel ’57-’58), dal Pompidou alla Tate, dal Solomon R. Guggenheim al M.o.M.A., dal Whitney al Carnergie, al National di Washington e via dicendo. A Vicenza sono esposte le opere di questi ultimi anni, tele ed acquerelli di grande impegno, molti di grandi dimensioni.Jenkins opera sul supporto in maniera articolata e complessa. L’atto performante si consuma nella manipolazione della supporto pittorico: sulla tela egli stende fluidi cromatici delicatissimi a creare una sorta di “superficie mobile” (Alain Bosquet); sollevando i lembi della tela i colori fluiscono e si diffondono quasi che la mente e le mani dell’artista sorvegliassero il naturale accadimento di eventi pittorici.
Concetti fondamentali nell’opera di Jenkins, quali la “coincidenza degli opposti” e l’”armonia dei contrasti”, trovano la loro giustificazione in nessun altro luogo che non sia l’opera stessa, dove i fluidi cromatici si incontrano in un amplesso mai violento di entità diverse. Il risultato è appunto, l’accadimento, il fenomeno, la nascita di nuove entità autonome; ma tutto ciò avviene sotto l’occhio dello spettatore, giacché la tecnica stessa adottata simula i diversi stadi creativi, la sequenza delle reazioni, il ritmo, ora lento ora concitato, della creazione. L’approccio di Paul all’arte è debitore anche di una certa liturgia desunta dall’amore per il mondo orientale. In sostanza coesistono in Jenkins tre anime fondamentali, quella americana, quella italiana, e quella orientale: la prima ha generato la tecnica, la seconda ha partorito il colore, la terza ha disciplinato infine il gesto ed insegnato a riconoscere e trasmettere le disposizioni dell’animo.
La mostra vicentina, che accompagna la chiusura di un anno di grandi iniziative culturali, ha ottenuto il patrocinio della Regione Veneto. Il catalogo che accompagna la mostra è ben fatto, anche se avremmo gradito alcune illustrazioni a colori delle opere storiche dell’artista.
Alla Fondazione La Rocca di Pescara, Vincenzo Schillaci presenta 20 opere inedite, tra stratificazioni pittoriche e nuclei in bronzo, per…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio
Opere donate da artisti di diverse generazioni e provenienze diventano strumenti di intervento diretto in un contesto segnato da conflitto…
Nello spazio di sperimentazione Ordet, una mostra che trasforma il ricordo in architettura emotiva: sculture, film e collage per raccontare…
Ha inaugurato a Roma la Società delle Api di Silvia Fiorucci, un’apertura che segna l’avvio di nuove officine culturali, sintomo…
Visualizza commenti
credo che le footo in bianco e nero si riferiscano alle opere del primo periodo...comunque sia, sempre una brutta storia no???
ciao
Errato: le foto delle opere in mostra sono a colori. Sono quelle delle opere storiche, degli anni '60 e '70, ad essere in bianco e nero.
mi sembra di aver capito che hanno fatto un catalogo di questo autore multicromatico in bianco/nero ???? Ma siamo alla frutta daiiiii