Su invito di Iacopo II da Carrara, signore della città, Francesco Petrarca giunse una prima volta a Padova nel 1349, per accettare il canonicato offertogli. Già molto conosciuto nei circoli culturali, Petrarca si stabilì definitivamente nell’amata città solo in un secondo momento, nel 1368, su pressante richiesta del nuovo signore, Francesco da Carrara. Vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1374, dopo aver concluso in questi suoi ultimi quanto intensi anni le sue opere più celebri: l’Africa, il Canzoniere, i Trionfi, nonché il De viris illustribus.
L’esposizione, con indubbia efficacia anche allestitiva, ricostruisce con minuzia filologica sia la Padova del tempo –con un’ovvia predominanza di aspetti artistico-culturali- che e la figura di Petrarca, in particolar modo la fortuna della sua produzione letteraria.
Alcuni importanti documenti trecenteschi contestualizzano per esempio Padova dei Carraresi: dagli Statuti della città a quelli di alcune corporazioni professionali, fino all’iconografia stessa della famiglia indissolubilmente legata alla storia della città tra la seconda metà del Duecento e la fine del XIV secolo.
Di maggior fascino, per numero e soprattutto qualità dei reperti, la vasta sezione dedicata alla cultura nel Trecento. Preziosi oggetti liturgici, come la Croce processionale della Cattedrale o quella eseguita con smalti traslucidi alla corte papale avignonese, antichi reliquiari e codici che testimoniano gli stretti legami tra Padova e la cultura d’oltralpe; tra questi anche lacerti d’affresco eseguiti dal Guariento che forse sarebbe stato meglio lasciare in situ nella chiesa degli Eremitani, a pochi metri della sede espositiva.
Senza soffermarsi troppo sull’accurata quanto filologica sezione dedicata alla musica al tempo del Petrarca, o su altri pur assai interessanti opere esposte -come l’enorme arazzo cinquecentesco legato al tema dei Trionfi- qualche parola va senz’altro spesa per quella particolare tipologia d’oggetto che predomina numericamente quanto qualitativamente tra le 170 opere inserite nel percorso: i manoscritti e i libri a stampa.
articoli correlati
La moda attraverso le miniature
Corali di S. Giacomo Maggiore a Bologna
Il gotico tra Italia e Francia
duccio dogheria
L’appello alla Musa classica unisce arte e sport con una mostra che ricorda il valore fondante delle Olimpiadi. Attraverso una…
Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…
Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…
La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…
Artefici del nostro tempo è la call promossa da Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici, dedicata…
Dal 1949 a oggi, Sonsbeek è un laboratorio d'eccellenza per riflettere sul significato dell'arte nello spazio pubblico: ad Arnhem, in…