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fino al 7.III.2010 | Zoran Music | Venezia, Palazzo Franchetti

di - 26 Febbraio 2010
La volontà di organizzare questa mostra su Zoran Music (Gorizia, 1909 – Venezia, 2005)
nasce per celebrare il centenario della nascita. Sono esposte un’ottantina di
opere, tra oli e lavori su carta, suddivise in otto sezioni, non cronologiche
ma tematiche, che ripercorrono trent’anni di attività pittorica.
Non è un caso che il percorso espositivo inizi con un
quadro solitario, Il Filosofo del 1990, centrale per la mostra e per la vita di Music.
La riflessione, come se l’artista fosse l’entomologo di se stesso, attento ai
più diversi moti dell’animo, è registrata in questa figura.
Nella sezione Origini sono esposte opere che fanno parte del periodo in
cui Music si trovava in Dalmazia, sull’isola di Curzola. È l’inizio della sua
pittura, quella che raffigura i movimenti delle zampe degli asini, che a
branchi o solitari calcano le terre dure di quelle zone. Music li coglie mentre
trasportano le donne in vesti nere (Donne con asinelli, 1938), colte nel loro peregrinare
al Mercato Dalmata
(1938), nei momenti in cui il giorno nasce e muore. Qui è importante il
paesaggio, quello della sua infanzia, che fa da sfondo e che segna Music come
un marchio, per tutta la vita.
Le opere intitolate Il viandante, tutte realizzate nel 1994, sono il
simbolo di un’esistenza vissuta per l’appunto come un viandante lungo i confini
della Stiria, della Carinzia, e poi dalla Spagna alla Francia, da Venezia a
Praga e Parigi.
E come il paesaggio ha la sua importanza, lo ha anche
l’autoritratto, che riflette come uno specchio un paesaggio interiore dipinto
con colori diversi, tutti ricavati da quelli del deserto e del Carso. La
volontà è trasmettere la tensione interiore che vibra sotto la pelle, e non a
livello superficiale; un esempio su tutti, l’Autoritratto del 1974.
Degli anni Novanta fanno parte tutti i dipinti che
mostrano la nudità del corpo, quella nudità finale che vede il corpo cedere. Ma
forse la sala più interessante è quella della zona grigia dove le figure
prendono i colori lavici, grigi, che trasmettono tutto il concetto erosivo del
corpo e del paesaggio.
L’incontro con Ida Cadorin, avvenuto nell’immediato
dopoguerra, è centrale nell’esistenza di Music. A lei sono dedicate molte opere
e le Variazioni su Ida ne raccolgono parecchie. L’artista non ha ritratto mai nessun altro
oltre sua moglie; al limite si è autoritratto con lei.
Quando fu internato a Dachau, dopo l’arresto avvenuto nel
1944, riesce a disegnare nei rari momenti di libertà. Ma negli anni ‘70, a
Venezia, tutta la tragedia riemerge, come un fiume carsico, e Music realizza
quella stupefacente serie di tele intitolata Non siamo gli ultimi. I cadaveri accatastati, come se
fossero colline brulle, diventano una delle cifre iconografiche incancellabili
sull’Olocausto. Solo Francisco Goya è arrivato a trasmettere quel sentore di morte nei
disegni sulla guerra.
E poi ancora la sua Venezia. Non quella delle immagini
olografiche dei tempi attuali, ma – come giustamente si sostiene nel catalogo –
quella “antiromantica e rilkiana”.

articoli correlati
Intervista con Ida Cadorin Barbarigo

claudio
cucco

mostra visitata il 20 febbraio 2010


dal 2 dicembre 2009 al 7 marzo 2010
Zoran
Music – Estreme figure
a cura di Giovanna Dal Bon
Istituto veneto di scienze, lettere e arti
– Palazzo Franchetti
San Marco, 2945 (Campo Santo Stefano) – 30124 Venezia
Orario: tutti i giorni ore 10-18
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7,50
Catalogo
Marsilio
Info: tel. +39 0412407711;
www.zoranmusic.it

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