A Venezia, città per eccellenza legata all’Oriente, il racconto Le Mille e una notte prende in questi giorni la forma di un corteo di fanciulle che accompagna Aladino a chiedere in sposa la figlia del Sultano: la retrospettiva di Vittorio Zecchinal Museo Correr consente finalmente di vedere riunite preziose opere del talentuoso artista muranese da tempo trascurato, in una bella occasione che si sposa con la coincidente riapertura delle sale del museo di Ca’ Pesaro, per far luce su un periodo così importante per l’aggiornamento dell’arte italiana al passaggio tra i due secoli.
Un senso del colore tutto veneziano e uno straordinario lirismo grafico impregnano le sue immagini, dove il decorativismo bizantino torna a tracciare suggestioni di mondi lontani e arabeschi cangianti che adombrano l’esperienza visiva avuta con l’incontro dei motivi Art Nouveau di Jan Toorop e di Gustav Klimt proposti alle Biennali del 1895 e del 1910. In mostra brilla per meraviglia il ricomposto ciclo pittorico decorativo eseguito nel 1914 per l’Hotel Terminus di Venezia, che in una decina di pannelli sciorina una fiabesca avventura dove gli abiti delle principesse che portano doni alla regina di Saba evocano motivi di tonde murrine e feroci guerrieri vigilano, scuri in viso, il loro passaggio. Sono quaranta metri quadrati di pittura ridisposti secondo la conformazione originaria che permettono di riconsiderare assieme ciò che le dispersioni in collezioni private e pubbliche hanno purtroppo separato. Le opere in esposizione sono più di duecento: dall’Autoritratto giovanile o l’Idolo, testimonianze degli anni del Secessionismo di Ca’ Pesaro, si passa alle prime esperienze con il vetro, di cui Zecchin sarà indiscusso maestro, infondendo nella
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Dizionario delle arti decorative moderne – Skira
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