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fino al 9.IV.2007 | Pierre Klossowski | Venezia, Fondazione Bevilacqua La Masa

di - 13 Marzo 2007

L’esposizione consiste in 17 disegni e 4 studi del ciclo che Pierre Klossowski (1905-2001) realizzò per la commedia sul Bafometto, tratta da un romanzo scritto da lui stesso e pubblicato nel 1965. Ma allo stesso tempo è anche la testimonianza di un progetto teatrale fallito e della collaborazione interrotta fra Klossowski e Carmelo Bene. Questo lavoro teatrale doveva infatti essere messo in scena da Bene in occasione della Biennale Teatro da lui diretta. La loro profonda amicizia è la testimonianza di un avvicinamento, artistico oltrechè spirituale.
La mostra, inedita per l’Italia, intelligente e di ricerca, traccia un filo diretto fra racconto e pittura. Si potrebbe pensare infatti che questi disegni, di grandi dimensioni, fungano da commento all’opera Le Baphomet, ma non è così, sono invece un pensiero parallelo in immagini, che si è reso indipendente dalla parola scritta. Per comprendere questa mostra e assaporarne a pieno i suoi frutti è necessario tuttavia penetrare il segreto di questo famoso ed enigmatico romanzo che Klossowski scrisse e dedicò a Michel Foucault.
La storia di Bafometto si svolge in un contesto pseudostorico che oscilla tra un mondo gotico e un mondo barocco e dove personaggi come Ogier di Beauséant e Santa Teresa incarnano tutti gli elementi tipici di un universo né celestiale né infernale, ma umano. Un umano però tutto proiettato nella sfera di un erotismo connotato da una forte ambiguità e legato al mito dell’androgino, incarnato appunto da Bafometto. Qualcuno ha parlato di un “principe delle modificazioni”, una sorta di idolo venerato dai Templari, ai quali il romanzo e i disegni fanno continuamente riferimento. Se i personaggi di Klossowski sono, alla fine, tutti simulacri, non fanno eccezione nemmeno questi ultimi, che vengono rappresentati, nella loro funzione simbolica, in scene ambientate in luoghi topici e tipici di un esoterism o colto e non scontato, come Venezia e Castel del Monte.
L’etimologia stessa della parola Bafometto non è molto chiara. Una delle letture sottolinea il gioco di parole sul nome di Maometto, che raccoglierebbe il senso di un’unità sotterranea tra i Templari e i Musulmani, ma la spiegazione più corretta è quella che dà Klossowski stesso quando parla di Basileus philosophorum metallicorum, cioè il sovrano dei filosofi metallurgici (gli alchimisti).
Maurice Blanchot vede in Klossowski e nel suo racconto la capacità di trasformare “in mito la leggenda dei Templari” e di tradurre “l’esperienza dell’eterno ritorno”. La ripetizione del mito avviene però in un’assenza di senso dove solo il movimento dei personaggi è riconducibile alla verità. La loro verità è una verità contemporanea che si muove nella fusione di elementi in figure ambigue e dualistiche.
Pensatore quindi, ma soprattutto creatore, di “un mondo di immagini” parallelo al pensiero, che si ritrova nei disegni esposti in mostra, come Lo spirito del Gran Maestro dei Templari attorno a Ogier oppure Ogier nudo si pone la mano alla gola e Ogier nudo sospeso nell’aria. Ma le immagini sono anche autonome dal testo letterario, come Klossowski diceva, anzi lo prefigurano. I suoi fantasmi sono le immagini mentali trasferite su carta, come quadri viventi di un’azione scenica teatrale. Questi grandi quadri, realizzati con matite colorate e in cui i personaggi sono rappresentati a grandezza naturale, sono il suo pensiero visuale, la sua costruzione mentale. Che altro non vuole se non mostrarci l’invisibile.

claudio cucco
mostra visitata il 1 febbraio 2007


Pierre Klossowski. Il Bafometto – a cura di Raffaella Baracchi e Angela Vettese
BLM, Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria di Piazza San Marco, 71/c Venezia – Tel 0039 041 5207797 – fax Tel 0039 041 5208955
Lun – Dom 12-18 Mar chiuso – Ingresso intero 3,00 €; ridotto 2,00 €
www.bevilacqualamasa.itinfo@bevilacqualamasa.it
Catalogo Marsilio 10 €


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