Categorie: venezia

Recyclashion victims

di - 16 Febbraio 2004

Renata che è di origine slava e Fiora, che è stata moglie del “mago” del calcio Helenio Herrera, raccolgono tutto quello che la gente butta, lo recuperano a nuova vita creando stupefacenti oggetti indossabili. Lo spazio della galleria A+A, Centro Culturale Sloveno a Venezia, da sempre “Porta d’Oriente”, è colmo di giovani che tirano fuori da scatoloni e indossano cappe arancio, mantelli rossi e dorati, voiles che accostano il viola spirituale al giallo solare, policromi e polimaterici insiemi da arlecchino moderno elaborati di Fiora Gandolfi con tessuti di scarto, avanzi di stoffe “in sintonia con il mondo sfilacciato in cui viviamo”, tutto trasformato in vesti sognate, la veste del sole, la veste color del vento o della luna, facendovi “gocciolare” sopra fili colorati come Pollock con le vernici “Nella nostra epoca l’armonia è asimmetrica, dissonante ” dice, mentre guarda verso le pareti da dove pendono, appesi a tubature per il gas o a grucce di Gucci o Moschino, rigorosamente in nero, “abiti-sculture portabili”, manteaux fatti dalla Mihelic senza cartamodello, senza cuciture, di materiali di recupero come pelliccia ecologica, simil pelle, alcantara, strapazzati con bruciature e fissati con gomma fusa. La materia lacerata fa venire in mente i procedimenti che Alberto Burri applicava nei Sacchi e nei Creti. Un ombrello rotto, gettato nella spazzatura può divenire, privato delle stecche, un vezzoso gonnellino. Renata Mihelic porta alle dita suoi gioielli, creati con tappi di deodorante e paracolpi per maniglie di plastica che hanno attirato l’attenzione anche di Bonito Oliva (come dice l’autrice).
Nella nostra epoca, dicono Fiora e Renata, l’armonia è asimmetrica, dissonante e la Bellezza non deve essere legata alla preziosità della materia. Con ironia nei confronti della moda, rendono il trash incredibilmente chic. Fanno sciarpe con vinile antiscivolo, materiale che normalmente viene posto sotto i tappeti, lavorato con utensili quotidiani (nell’atelier di Fiora c’e perfino una grattugia per fare i passatelli) e con il ferro da stiro fino a formare, con le bruciature, ricami contemporanei su cui Fiora applica come tocco di luce, la foglia d’oro. Elabora straordinarie rose nere e dorate schiacciando, ritagliando e dipingendo le carte usate per conservare la frutta. Un’altra sua modalità operativa è la sporcatura che “riflette la sofferenza del nostro tempo”. L’importante è “diventare Galleria di se stessi” afferma Fiora e indossa le borse tascapane-collane-stole in vinile della Mihelic le cui combustioni creano raffinati dettagli decorativi, come in “ciò che resta della sottoveste della nonna ”, retró e provocante con le sue lacerazioni e buchi intitolata dalla Mihelic, in omaggio a Fontana, Concetto spaziale.
E Casanova che si aggira tra i convenuti vestito di tutto punto in stile Settecento con bauta bianca che poi, fugace apparizione, si cala da una finestrella con cordone di lenzuola annodate che c’entra? Il suo, come quello dei materiali di recupero esposti, è un ritorno. Nella calle dove è nato e dove oggi si celebra l’evento- performance Waste Victims. Un po’ spiazzato, non perde il suo signorile aplomb d’antan, e scappa, ma non senza prima aver tributato alle dame presenti un aristocratico baciamano.

myriam zerbi
performance del 12 febbraio


Waste Victims di Fiora Gandolfi e Renata Mihelic
Galleria A+A
Venezia Calle Malipiero 3073 (Vicino Palazzo Grassi)
Orario:dal martedì al sabato 11-18
Ingresso libero
Tel/fax 0412770466
www.aplusa.it


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