C’è il tenero leprottino Cuddles, il castoro Toothie, il criceto Giggles. E ancora la puzzola Petulia, col suo ciondolo a forma di pinetto deodorante, Flaky, il porcospino afflitto dalla forfora, Handy, operoso castoro dalle mani amputate, Lifty e Shifty, procioni cleptomani. Felici e contenti, giocano e mangiano gelati nel loro piccolo mondo idilliaco, salvo poi imbattersi in Lumpy, alce sbadato che inavvertitamente ne fa strage, o Flippy, l’orsetto veterano di guerra dalla psiche compromessa che scambia la loro faccina per un hamburger da cuocere su una piastra rovente. Oppure venire sminuzzati da un elicottero mentre tentano di recuperare una palla. O semplicemente cavarsi un occhio… con un lecca-lecca.
Lo show degli Happy Tree Friends ha due presupposti di base: gli animaletti protagonisti non hanno un linguaggio compiuto, ma emettono teneri monosillabi e risatine, e muoiono ad ogni episodio orrendamente maciullati o dopo atroce agonia (e allora le risatine diventano urletti disperati). Le loro avventure, mini puntate da un minuto o poco più, sono opera di Kenn Navarro e Rhode Montijo, due animatori della casa di produzione americana Mondo Media (che, con longimiranza non comune, ha permesso loro di sviluppare un concept relativamente atipico per il mercato dell’animazione), e sono passate da fenomeno di nicchia sul web alla quasi mondovisione (senza bisogno di traduzione!), trasmesse anche da Mtv e distribuite su dvd (il terzo della serie uscirà ad ottobre).
Graficamente a metà tra i Puffi e Barbapapà, gli Happy Tree Friends hanno sicuramente dei referenti immediati (per ammissione degli stessi creatori) in Itchy and Scratchy (Grattachecca e Fichetto), la serie nella serie lanciata dai Simpsons, in Ren & Stimpy e in South Park, e affondano le loro radici nelle avventure di Tom e Jerry e nei Looney Tunes.
Colori pastellati, personaggi e scenari disegnati e animati in maniera essenziale, lo show stempera l’impatto visivo “caramellato” con delle scene che degenerano sempre più nello splatter, spesso in maniera paradossalmente casuale: teste mozzate, cervelli e viscere sparpagliate (quando non si attorcigliano come spiedini sui rami degli alberi…), arti spezzati con copiose fuoriuscite di sangue e ossicini in bella vista. Ed è probabilmente la completa dissonanza tra messaggio e contesto (e codice) che crea un irrefrenabile effetto ironico, accentuato dalla caratterizzazione delle sevizie a seconda del personaggio: come nella puntata in cui il Sniffles, formichiere occhialuto, infila la lingua nella “casetta” di formichine vendicative che la bloccano e la sottopongono ad ogni genere di tortura, dalla carta vetrata alle ustioni.
Per alcuni è troppo crudo. Per altri è una naturale evoluzione dei cartoons. Del resto, su Internet c’è chi ha già pensato di rendere il piccolo Nemo una gustosa porzione di sushi…
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L'idea in sé é geniale, e funziona sullo stesso meccanismo su cui funziona, ad esempio "il piccolo libro dei coniglietti suicidi". L'unico problema degli Happy Tree Friends é che dopo la terza o quarta volta che ne vedi un episodio diventano incoercibilmente noiosi. Ma credo che sia un problema dello splatter in generale.
anni fa aveva cominciato sul web joe cartoon.
http://www.joecartoon.it
lo splatter li' era anche interattivo.