Poi c’è stato un tempo in cui a Terni la cultura trovò spazio. Carrà, Afro, Picasso, Sironi e Chagall, sono solo alcuni dei nomi dei tempi d’oro tra il ‘50 ed il ‘64, quando la città ospitava l’omonimo premio per le arti visive. Dopo di allora, di nuovo tutto tornò alla desolante immagine di un luogo che –nell’immaginario stereotipato di chi sterilmente considera cultura solo quella umanistica– nulla aveva da offrire se non le fabbriche.
Oggi però si cambia. Il Comune si rende conto della crisi irreversibile del modello di sviluppo cittadino; le fabbriche non si sviluppano più e, anzi, iniziano a chiudere. Dopo anni di restauri l’amministrazione inaugura l’ex Palazzo della Sanità, dandogli una veste diversa: Palazzo di Primavera è il suo nuovo nome, centro per le arti contemporanee è la nuova destinazione. La città investe nelle arti visive (con la riedizione del Premio Città di Terni), nel teatro e nella musica. Perché il Palazzo di Primavera è un centro espositivo ma anche sede di un auditorium. Perché si propone di essere un grande contenitore culturale, anche se il suo programma è ancora da definire e sul nome del direttore artistico ancora si discute.
In ogni caso, dopo un lungo e duro lavoro –come ci dice la soddisfatta curatrice Giuliana Stella– il progetto sembra esser partito al meglio. La mostra –che vuole puntare l’attenzione sulla realtà sociale ternana non trascurando la stretta relazione tra l’elemento-elettricità e le ricerche artistiche contemporanee– presenta uno spaccato della cosiddetta arte emergente, italiana ed internazionale. Il premio collegato alla mostra è vinto ex equo da Vedovamazzei e dallo spagnolo Jorge Peris, con la sua spettacolare istallazione in cui il visitatore delle mostre – spesso passivo e distratto – ne diventa il protagonista assoluto, nel momento in cui varca la soglia della sala e tutte le luci e gli applausi gli sono rivolti.
Al centro dell’idea un percorso tra gli artisti che usano materialmente l’elettricità o le sue derivazioni, ma anche tra chi ne rappresenta la forza e l’essenza in lavori fotografici o pittorici. Come i pittori Paul Horn e Cristiano Pintaldi ed i suoi quadri riproducenti la realtà mediatica, attraverso l’ormai nota tecnica che mima i pixel televisivi.
Ma oltre il chiaro riferimento al tema, nel video di Francesco Carone in cui protagonista assoluta è una lampadina, o nella video istallazione di Volhard Kempter, nella scultura luminosa di Dafni e Papadatos o nell’opera in delicato equilibrio cosmico di Vedovamazzei (solo per citarne alcuni), c’è anche chi ha scelto di operare sul territorio. Gea Casolaro –che da anni lavora sullo slittamento delle percezioni e le differenti modalità di approccio alla realtà, vista come unica espressione del soggettivo punto di vista– con Oltre lo sguardo presenta tre fotografie sonore, di cui una appositamente realizzata per l’evento. Si tratta dell’immagine delle acciaierie ternane accompagnate dai rumori e dalle voci della recente manifestazione contro la loro chiusura. Quasi un lavoro sociale che fa da contraltare alla poetica intimità del Vespro di Coralla Maiuri.
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