Scenarte2005, rassegna culturale ideata dalla Banca Popolare del Materano e promossa insieme al Comune di Matera, si propone quest’anno di portare l’arte fuori dai luoghi consueti, facendola interagire con il contesto urbano del tutto particolare di Matera.
Per la sua singolarità, l’esistenza di un quartiere fatto di case scavate nel tufo e abitato da contadini fino agli anni ’50 nel cuore della città moderna, ha da sempre sbalordito e attratto antropologi, architetti e artisti. Indimenticabile la scelta di Pier Paolo Pasolini di ambientare il suo ‘Vangelo secondo Matteo’ nei Sassi, simbolo di povertà e di purezza ad un tempo. Cinquant’anni dopo Mel Gibson sceglie la stessa location per il discusso The Passion, questa volta per motivi più scenografici che ideologici. Fotografo di scena del film, Philippe Antonello (Ginevra, 1968) viene catturato dalla luce e dalla bellezza arcana del paesaggio lucano, che da semplice set diventa vero protagonista delle foto, tanto da trasformarsi in una sorta di racconto parallelo a quello del film, il racconto della realtà concreta del luogo. Dalla comprensione profonda del paesaggio è nata l’idea di questa mostra: sette scatti in bicromia fatti nelle stesse ore in giorni differenti del novembre scorso, tutti incentrati sul drammatico contrasto tra la mutevolezza/luminosità del cielo e delle nubi e la solidità/oscurità del paesaggio sottostante, arcaico, immutabile.
L’allestimento è molto interessante, le fotografie di grande formato (2×5 metri) sono installate su alti ponteggi metallici, che, come sostiene l’ideatore Nico Colucci, dagli anni Cinquanta «sono entrati a far parte del paesaggio urbano, sono un’icona», simbolo della intensa trasformazione architettonica e urbanistica della città dagli anni della ricostruzione fino ad oggi. La posizione elevata delle gigantografie mette direttamente a confronto il cielo catturato dagli scatti di Antonello e quello reale, che dilaga e fa da ‘quinta scenografica’.
Le foto sono poi disseminate in punti diversi della città, guidando lo spettatore in un percorso attraverso la sua storia. Si parte da Piazza San Pietro Caveoso, nel cuore più antico dei Sassi: le prime due sono su un ponteggio metallico posto all’estremità della piazza, a strapiombo sulla Gravina -la collina di tufo tutta bucata dalle grotte trogloditiche- in modo che una di esse si affacci sul paesaggio primitivo e violento delle dune materane mentre l’altra guardi le abitazioni contadine del Sasso Caveoso. La terza e la quarta foto sono situate nella centralissima piazza Vittorio Veneto, fulcro della città ‘borghese’, e fanno da contrappunto, nel loro austero e netto bianco e nero, all’esuberanza barocca dello spazio intorno.
Per vedere la quinta e la sesta gigantografia bisogna allontanarsi dal centro storico e andare verso i quartieri popolari ‘del risanamento’, realizzati negli anni Cinquanta da architetti come De Carlo (che a Matera anticipa la successiva ricerca linguistica dei Collegi universitari di Urbino), Fiorentino, Gorio, Aymonino. Nella piazzetta del mercato di rione Spine Bianche e nella piazza di fronte la chiesa di rione Serra Venerdì, le fotografie con le loro linee essenziali si adattano perfettamente alla planimetria razionale e geometrica, tipica dell’edilizia popolare di quegli anni. L’ultima immagine di Antonello si trova a qualche chilometro dalla città, nel borgo rurale La Martella, progettato da Ludovico Quaroni (che pochi mesi dopo realizzerà il quartiere Tiburtino di Roma) negli anni Cinquanta per ospitare gli abitanti dei Sassi dopo il loro svuotamento. Il quartiere risponde alle teorie del decentramento di tipo anglosassone-scandinavo ed è un notevole esempio di neorealismo architettonico con le coperture a tetti tradizionali, i ballatoi, l’uso di laterizio a vista che richiama l’artigianalità del mondo contadino. L’immagine sul telo, una porzione di cielo che ha qualcosa d’infinito, affianca i ponteggi del palco sistemato per la festa paesana, ancora una volta sperimentazione artistica e tradizione popolare a confronto.
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barbara improta
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complimenti a te, Barbara, prima che a Philippe Antonello.