Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917) è uomo curioso, che da sempre ama contaminarsi con le culture con le quali entra in contatto. È anche un artista a tutto tondo, che ha segnato la storia del design italiano e dell’azienda Olivetti (compasso d’oro nel 1970 per l’elaboratore elettronico G120), dell’architettura radicale e del gruppo Memphis, da lui fondato nel 1981.
Nei suoi numerosi viaggi, si è spesso dedicato alla fotografia, specie tra il 1972 e il 1978. È proprio questo, il momento in cui nasce questa serie fotografica Metafore, tra le ansie utopistiche, allora diffuse, di un rinnovamento culturale che partisse da zero. Eliminare il superfluo, cambiare il mondo e il soggetto che lo abita, costituivano l’abc di una rivoluzione in atto, auspicata anche dagli artisti dell’arte povera e concettuale. Ma era necessario riconquistare i gesti e le azioni elementari, prima di dar forma ad una vera e propria svolta. Così Sottsass sentiva il bisogno di scappare, di viaggiare per il mondo, per ristabilire un rapporto con il cosmo. In Spagna incontra Eulalia Grau, giovane artista di Barcellona, che lo seguirà nella vita seminomade,
Nel 1976 Sottsass torna in Italia e partecipa alla mostra d’apertura del Cooper Hewitt a New York, nella quale furono esposti tre gruppi delle Metafore: Disegni per i destini dell’uomo, Disegni per le necessità degli animali, Disegni per i diritti dell’uomo. I restanti due gruppi, Fidanzati e Decorazioni, nasceranno negli anni successivi, durante i viaggi in Italia, America, Grecia e Medio Oriente. L’architettura continua a far da protagonista, ma stavolta interagisce con l’uomo, che carica di ritualità lo spazio circostante. Per questo, Metafore è da considerarsi l’esito più scontato di un lavoro, concepito da sempre, attorno alla sacralità dell’abitare. Ma soprattutto è l’attestato di un’epoca, in cui l’arte cambia di concetto.
valentina rapino
mostra visitata il 1 dicembre 2005
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