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Fino al 21.V.2016 | Vedovamazzei, Next to normal | Galleria Umberto Di Marino, Napoli

di - 2 Maggio 2016
Prima di diventare una struttura che lega gli eventi in una concatenazione di cause, la storia può apparire come una manifestazione silenziosa, entra negli atomi degli oggetti modificandone la forma, inserisce i propri codici in immagini che saranno lette e interpretate, aggiunge suffissi e cancella significati alle parole. Qualcosa sta per succedere ed è il risultato di piccoli, infiniti, spostamenti tra le cose, le cui tracce si possono seguire fino a un certo punto, oltre il quale si sfocia negli ambiti della poesia e del mito. In questo momento di transizione tra l’accadere e il suo racconto, in questa frattura tra le modalità del dire, si inserisce la ricerca di Vedovamazzei.
In occasione della terza personale alla galleria di Umberto Di Marino, sono esposte opere realizzate dal 2007 a oggi, un corpus che, tra materiali compositi e insolite associazioni di senso, restituisce con coerenza l’indagine del duo formato da Simeone Crispino e Stella Scala nei primi anni ’90. La personale chiude il ciclo di monografiche all’interno del programma espositivo “Ten more ten”, rinsaldando un legame, anche simbolico, stretto dal 2005, quando lo spazio di via Alabardieri fu inaugurato da una mostra della coppia che deve il proprio enigmatico nom de plume a una targa rinvenuta tra le strade di Napoli.
Questa volta non si entra passando dai servizi, come nella recente mostra alla Certosa di San Giacomo, a Capri, ma il modus rimane costantemente orientato da uno straniamento di doppia matrice, sardonica ed intellettualistica, tra dadaismo ed epistemologia. Operando sul racconto storico con un bisturi sottile, l’estetica solleva gli strati delle riletture e delle deformazioni ed è su questa materia nuda che Vedovamazzei sceglie di incidere la propria traccia. Poi, le sovrapposizioni tornano al loro posto, tutto viene ricoperto facendo finta che non sia successo niente, nascondendo le stragi, le crisi, le responsabilità, le analisi, le statistiche. Nell’orizzonte sconfinato degli eventi, Vedovamazzei seleziona il particolare che si impone con le sue debolezze, da un’immagine vengono ritagliati alcuni frammenti apparentemente indipendenti, come nella tecnica cinematografica del pan and scan. Così, l’ingenua presenza dell’individuo, la spontaneità dell’oggetto denudato dalle funzioni, risalta nella visione d’insieme.

Le lettere di UN United Nothing, ricavate sui vetri opachi della porta d’ingresso della galleria attraverso l’azione abrasiva della sabbiatura, lasciano passare la luce dell’interno e si stagliano con una presenza ambigua tra icona e marchio pubblicitario. Un paio di ruvidi guanti da lavoro giacciono nello spazio sacro della cornice, ricoperti da piccole grafie disordinate, oscene e policrome. Risaltano una data, il 1995, una figura femminile che abbozza un atteggiamento provocante, una scritta in grassetto, Nema Problema. Dietro questa parvenza inoffensiva, si cela uno degli episodi più brutali della Guerra in Bosnia ed Erzegovina. La scritta UN United Nothing venne tracciata da un soldato del contingente olandese dell’ONU di stanza a Potocari, a sei chilometri da Srebrenica, e fu ripresa da tutti i media dell’epoca, diventando l’emblema dell’assedio della città bosniaca e del massacro di più di 8.000 persone, crimini perpetrati dalle truppe guidate dal folle Ratko Mladić, nel luglio del 1995. Next to normal insiste sul ritmo di sovrapposizione tra l’elaborazione del racconto storico e la leggerezza dei motivi del quotidiano, alcuni neon sono collegati da cavi neri che disegnano uno scarabocchio sul muro, un disegno illogico tracciato da un bambino in un campo di concentramento. Due abitazioni in un contesto rurale sono ritratte in altrettanti oli su tela, le linee sono liquide e vibranti come quelle della tradizione paesaggistica e si possono osservare comodamente seduti su un sofà in legno intagliato e tappezzeria dorata. Tutto sembra scivolare nella banalità del quotidiano ma le case sono di Ruhollah Khomeyni e di Bin Laden, rispettivamente The most visited place ever, il luogo metaforicamente e fisicamente più visitato dagli intellettuali fiduciosi nella profezia della Rivoluzione in Iran, e The most wanted place ever, il palazzotto bianco ripreso dai media di tutto il mondo, sfondo della controversa azione militare statunitense Operation Neptune Spear. La storia si interpreta come eccezione ma finisce con il confondersi nella normalità se si osserva in un certo modo e da una certa distanza. Tutto va bene, Anything goes, è scritto in caratteri rapidi, sul retro del sofà.
Mario Francesco Simeone
Mostra visitata l’1 aprile 2016
Dall’1 aprile al 21 maggio 2016
Vedovamazzei, Next to normal
Galleria Umberto Di Marino
Via Alabardieri, 1 – 80121, Napoli
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 20.00
Info: info@galleriaumbertodimarino.com

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