Secondo l’antico mito, tratto dalle Metamorfosi di Apuleio, Psiche è una bellissima principessa, così affascinante da suscitare la gelosia di Venere. La Dea invia suo figlio Eros affinché la faccia innamorare dell’uomo più indegno della terra. Ma il Dio si innamora della mortale, e con l’aiuto di Zefiro, la trasporta al suo palazzo, dove, di notte, al riparo dagli sguardi della madre, la incontra regalandole momenti di passione indimenticabile. La fanciulla però non deve vedere il viso di Amore, altrimenti si romperà l’incantesimo. Per vincere la solitudine del giorno, ottiene di ricevere le sue sorelle al castello, ma queste la convincono a guardare il volto del suo amante. Amore non è un serpente mostruoso come si favoleggiava, ma un bellissimo giovane che le appare in tutto il suo splendore. Una goccia d’olio della lucerna cade e brucia la pelle dell’amato svegliandolo: il Dio fugge e Venere scaglia la sua punizione. Solo alla fine, dopo aver attraversato il regno dei morti, Psiche ottiene l’aiuto di Giove, grazie all’intercessione di Amore. Mosso a compassione, il padre degli Dei le dona l’immortalità e Psiche può finalmente diventare la sposa di Eros, coronando il loro sogno d’amore. Dalla loro unione nasce una figlia, chiamata Voluttà.
Eros rappresenta il sentimento amoroso fondato sulla passione, mentre Psiche, invece, incarna la mente e la razionalità. È l’eterno
La locandina, simbolo della mostra, è il quadro La Cicala Morente, La Fine dell’Estate (1906) di Giovanni Guarlotti (Galliate, Novara, 1869 – Torino, 1954): un corpo di donna lascivo e senza veli, adagiato languidamente, come spossato, su uno specchio d’acqua, attorniato da candidi cigni. La fanciulla ha le proporzioni di una bellezza classica, ma è dipinta quasi alla maniera preraffaellita, sebbene con un minor proliferare di dettagli. Anche Giovanni Segantini (Arco, 1858 – Monte Schafberg, Pontresina, 1899) è presente con uno splendido Nudo femminile in piedi (1884-1886), che brilla grazie alla tecnica divisionista.
Molte le sculture che compaiono in mostra, come Gli Amanti (1882) di Medardo Rosso (Torino, 1858 – Milano, 1928) e gli Innamorati di Arturo Martini. Oppure, ancora Ettore e Andromaca di
Splendide le tele di Renato Guttuso (Bagheria, 1912 – Roma, 1987), che raffigurano donne tormentate dai colori psichedelici (Strega Malinconica, 1982-83), accanto al tenero collage dei Giovani Innamorati, datato 1968. Numerosissimi sono gli altri grandi nomi raccolti: Renoir, Picasso, Chagall e Warhol, fino a Mimmo Rotella e Marco Lodola.
Un gioiello di mostra in una meravigliosa cornice naturalistica e storica come quella di Villa Ponti, dimora settecentesca finemente decorata e affrescata. La donna, naturalmente, è protagonista assoluta dell’esposizione, dea incontrastata dell’amore e della passione in tutte le sue sfumature.
vera agosti
mostra visitata l’11 febbraio 2007
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La mostra è stata prorogata fono al 25 marzo 2007.