Categorie: altrecittà

fino al 31.I.2007 | Ioan Nemtoi | Potenza, Galleria Tekné

di - 22 Gennaio 2007

In una piccola cittadina rumena, Dorohoi, c’è la fucina di Ioan Nemtoi (Trusesti, 1964), novello Marte che dalla materia incandescente plasma col suo soffio oggetti meravigliosi. La sua alchemica magia, però, non produce lucenti armi per eroi, ma trasparenti e misteriose forme di luce, in bilico tra sostanza e idea, tra materia e simbolo. Il vetro, il più fragile dei materiali, sembrava destinato, per la sua diafana natura, a piccoli e preziosi oggetti colorati. Nemtoi lo affranca dalle arti minori con le sue monumentali sculture, senza tradire le specificità del mezzo, ma esaltandone piuttosto potenzialità finora inespresse. Il primo ostacolo da aggirare è l’immediata e innata piacevolezza estetica che rende il vetro così gradevolmente decorativo.
L’artista rumeno riesce nell’intento di creare “an un-easing beauty”, una bellezza dinamica e ambigua, plasmando morfologie aggressive, forme drammatiche, masse in tensione, superfici a tratti levigate a tratti tormentate. Non mancano i riferimenti alle ricercate stilizzazioni di forme naturali dei vetri in stile liberty (The moon and the sun, The snake) o alle semplificazioni lineari ed elastiche dei manufatti scandinavi di Kosta Boda (Flame, Underworld water).
Ma le assonanze maggiori sono con la grande arte contemporanea. I ritratti (Adam and Eve) richiamano le forme archetipiche di Jean Arp, ma anche i metafisici manichini dechirichiani; gli elementi ovoidali (Seeds, Genesis, Spere) sono un omaggio dichiarato al fascino primitivo dei misteriosi uccelli di Brancusi, mentre i cilindri di ghiaccio miracolosamente in equilibrio e i mostri marini dai tentacoli spiraliformi (Underworld creature) riportano ad un universo inconscio di ascendenza surrealista.
L’idea di un universo di forme simboliche sempre in bilico tra ordine e disordine, tra peccato e perdono, in cui la luce è segno divino di redenzione, come il fondo oro dei dipinti medievali è, invece, tutta di Nemtoi, folgorato dalla bellezza dei monasteri affrescati nel XV e XVI secolo nella Bucovina moldava dove è cresciuto. Come sulle pareti di una chiesa del Rinascimento, scorre nelle sale della galleria la storia delle Sacre Scritture in tutti i suoi passaggi salienti, dalla Genesi alla Resurrezione della Carne. Sono le forme movimentate ed espressive a narrare la drammatica storia dell’umanità in continua lotta tra bene e male, in una progressiva purificazione e stilizzazione che fa pensare ad un percorso di ascesi che si compie nel momento stesso della contemplazione. Dalle strutture corpose e amorfe del Caos primigenio, in cui la luce stenta a filtrare per via del vetro mescolato grossolanamente a terre e sabbie, alle prime forme antropomorfe trasparenti ma opache come ghiaccio che trattiene ancora la luminosità al suo interno. Dalle linee intricate del Serpente e dei tentacoli dei mostri marini, in un mondo ancora dominato dal dramma del peccato, alle purissime ed eleganti linee delle fiamme della Passione e della Croce spiraliformi. Forme dai contorni trasparenti e luminosi come le sculture di luce di Dan Flavin, anch’esse “esplicite metafore del divino”. Una luce non artificiale come quella, ma interna alle forme stesse, connaturata all’energia spirituale che le ha generate.

barbara improta
mostra visitata il 23 dicembre 2006


Ioan Nemtoi – Who’s afraid of glass?
Potenza, Galleria Tekné, via Due Torri 36/38 (centro storico)
Orario di visita: lunedì 16.30-20
da martedì a sabato 10 – 13/ 16.30 – 20
ingresso libero
per informazioni: tel+fax +39 097134142
www.galleriatekne.it


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  • basta con queste recensioni dalla Terronia, figa, l'Arte Vera l'è solo qui al Nord! che perdita di tempo! W l' Arte Celtica! Roma ladrona, atre esotica!

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