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Fino all’ 8.X.2017 | Il Mito Del Pop. Percorsi Italiani | Galleria D’arte Moderna e Contemporanea “A. Pizzinato”, Pordenone

di - 7 Ottobre 2017
Ultimi giorni per visitare la mostra antologica che racconta le sperimentazioni artistiche italiane tra gli anni Sessanta e Settanta. Mito del pop inteso come ricezione nei nostri confini delle elaborazioni transoceaniche, ma soprattutto mito del pop inteso come ‘narrazione’ del ‘popular’, della società dei consumi, della produzione standardizzata e seriale, della comunicazione persuasiva di massa. Mito del pop è anche il rovello sulla realtà che ritorna ad essere messa in quadro: o meglio il reale che diventa l’opera artistica. Superata la querelle tra astrattisti e figurativi; esaurita la parentesi informale, la realtà oggettuale ritorna protagonista ma sempre mediato. Rappresentazione attraverso altra rappresentazione mediatica: quella pubblicitari in primis.
La curatrice Silvia Pegoraro propone ben 70 pezzi di 28 artisti: non solo grandi nomi, ma anche tangenze e sperimentazioni. A volte con ardite licenze, come un Giulio Turcato che non ti aspetti. O i precursori Enrico Baj e Gianfranco Baruchello. Ma anche i trascorsi pop di un Mario Ceroli o un Pino Pascali, prima di votarsi dell’arte povera. E poi molto ‘minori’, meno popular ma comunque esemplificativi di una ricerca pop nostrana. Ed ecco i grandi gesti e gli uomini politici di Sergio Lombardo; le opere di tessuto e imbottiture di Cesare Tacchi, gli omini anonimi riprodotti in serie di Renato Mambor. O il color field agittante e perturbante di Claudio Cintoli. Interessante la riscoperta del pordenonese Ettore Innocente, le cui opere – tra citazioni di Robert Rauschenberg e Jasper Johns e l’impiego di materiali ‘avvenieristici’ rubati all’industria – testimoniano una ricerca nel segno del dialogo col mito americano, tra identità ed autonomia.

Mario Schifano, Compagni compagni, 1968, smalto e spray su tela e perspex, cm 140×140

Inaugurata, e non a caso, il 13 maggio scorso, in concomitanza con la Biennale di Venezia, richiama a quella famigerata  di Biennale, quella del ’64 quando i pop artists americani sbarcarono (e sbancarono) in Laguna e – nell’immaginario collettivo – in Italia. In realtà, in quel lontano 1964, nei padiglioni dei Giardini, il gruppo degli italiani capitanati dal critico Maurizio Calvesi, erano già presenti (eccome) con alcune opere che ritroviamo in mostra. Ed ecco che ben rappresentata è proprio la Scuola di Piazza del Popolo, coi ‘ragazzici’ del Caffè Rosati. Del vasto corpus creativo di Mario Schifano a campione troviamo un paesaggio anemico, un lavoro della serie Compagni, compagni, le Tuttestelle (poi cover di un vinile delle ‘Le stelle di Mario Schifano’), e la psichedelica serie dei Paesaggi TV. E poi i mezzi-dollari e le lupe capitoline di Franco Angeli nonché la serie di Michelangelo according to Tano Festa e i decollagé di Mimmo Rotella. Del gruppo milanese afferente allo Studio Marconi, c’è il sofisticato Valerio Adami. Dalle opere esposte, è evidente come il pop italiano non sia stato affatto un’acritica ed euforica celebrazione della società del benessere e dei consumi. Semmai una reazione complessa ad esso. Come ebbe a dire Giosetta Fioroni, anche gli italiani reagirono allo shock di una «realtà urbana» «notturna e diurna» fatta di vetrine colorate, insegne lampeggianti, rutilanti cartelloni pubblicitari, immagini postereografate. Un bell’itinerario che in un contesto come quello pordenonese – che si è sviluppato dal boom economico degli anni Sessanta– ha un suo deciso perché.
Giada Centazzo
mostra visitata il 13 maggio 2017
Dal 13 maggio all’8 ottobre 2017
Il mito del Pop. Percorsi italiani
Galleria D’arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”
Viale Dante, 33 – Pordenone
Orari: da giovedì a domenica dalle 16:00 alle 19:00

Podenonese, vive e lavora in Friuli. Storica dell'arte per formazione, tra i filoni di ricerca di maggiore interesse, la storia della critica d’arte e dell'editoria specializzata, i gender studies applicati all’arte e le sinergie tra letteratura ed arti figurative. In qualità di operatore culturale freelance, collabora con enti pubblici e privati nello sviluppo di progetti culturali con particolare riferimento alle arti visive – cinema, fotografia ed arte contemporanea in primis – e alla valorizzazione e promozione del patrimonio storico-artistico. Al pallino per la scrittura unisce la passione per la fotografia di scene e di eventi.

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