Categorie: Archeologia

Dagli scavi di Pompei torna alla luce la natura morta di una pizza

di - 27 Giugno 2023

Sembra fresca, appena fatta, anche se risale a alcune migliaia di anni fa. Meraviglie della devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse le città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis, uccidendone gran parte della popolazione ma preservandone gli edifici sotto una coltre di lava solidificata. E così, ancora oggi – anche dopo la recente chiusura del Progetto Grande Pompei – dagli scavi del Parco Archeologico continuano a emergere emozionanti reperti di enorme valore storico, come il dipinto ritrovato nel corso dei lavori all’insula 10 della Regio IX.

Nella pittura, una natura morta di grande vivacità coloristica, nella quale sono rappresentati cibi e pietanze, sembra comparire addirittura una pizza. Non di quelle classiche – nonostante la Pompei latina –, visto che per la Margherita, in quell’epoca, mancavano gli ingredienti principali, cioè il pomodoro, originario dell’America meridionale e centrale, e la mozzarella. La pittura è stata rinvenuta nell’atrio di una casa a cui era annesso un panificio, già esplorato in parte tra il 1888 ed il 1891 e le cui indagini sono state riprese a gennaio scorso. Negli ambienti di lavorazione vicini al forno, nelle settimane passate, sono stati rinvenuti gli scheletri di tre vittime.

Natura Morta regio IX. Foto del Parco archeologico di Pompei

Anche se, per quest’ultima, lo stesso Plinio il Vecchio – che morì proprio documentando l’eruzione del Vesuvio – ci dà qualche indizio, nella Naturalis Historia, citando il «laudatissimum caseum» del Campo Cedicidio, ovvero il famoso formaggio che si produceva nell’area del Volturno (ma non è chiaro di che tipo di formaggio si trattasse). Tuttavia, ciò che era rappresentato sulla parete dell’antica casa pompeiana potrebbe essere un lontano antenato della pietanza moderna, elevata a Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2017, in quanto “arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano”.

Natura Morta regio IX. Foto del Parco archeologico di Pompei

Gli archeologi del Parco Archeologico di Pompei spiegano che, accanto al calice di vino, posata su un vassoio di argento, possa essere stata raffigurata una focaccia di forma piatta, che fungeva da supporto per frutti vari, individuabili nella pittura come un melograno e forse un dattero. La focaccia appare condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto, moretum in latino, indicato da puntini color giallastro e ocra. Inoltre, presenti sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni.

Natura Morta regio IX. Foto del Parco archeologico di Pompei

Tale genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.). Dalle città vesuviane si conoscono circa 300 di queste raffigurazioni, che spesso alludono anche alla sfera sacra, oltre a quella dell’ospitalità, senza che tra le attestazioni rinvenute finora ci sia un confronto puntuale per l’affresco recentemente scoperto, che colpisce anche per la sua notevole qualità di esecuzione.

Natura Morta regio IX. Foto del Parco archeologico di Pompei

Da un passo nell’Eneide di Virgilio (libro VII, v. 128 sgg.), si può dedurre la combinazione di frutta e di altri prodotti dei campi su pani sacrificali che fungevano da “mense”: nel momento in cui gli eroi troiani mangiano, dopo la frutta, anche i pani usati come contenitori, si accorgono dell’avverarsi della profezia secondo la quale avrebbero trovato una nuova patria solo quando «Spinto a lidi sconosciuti, esaurito ogni cibo», la fame li avrebbe portati a «Divorare anche le mense», i piatti, cioè le focacce.

Natura Morta regio IX. Foto del Parco archeologico di Pompei

«Oltre all’identificazione precisa dei cibi rappresentati – ha commentato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – ritroviamo in questo affresco alcuni temi della tradizione ellenistica, elaborata poi da autori di epoca romana-imperiale come Virgilio, Marziale e Filostrato. Penso al contrasto tra un pasto frugale e semplice, che rimanda a una sfera tra il bucolico e il sacro, da un lato, e il lusso dei vassoi d’argento e la raffinatezza delle rappresentazioni artistiche e letterarie dall’altro. Come non pensare, a tal proposito, alla pizza, anch’essa nata come un piatto “povero” nell’Italia meridionale, che ormai ha conquistato il mondo e viene servito anche in ristoranti stellati».

Natura Morta regio IX. Foto del Parco archeologico di Pompei

E nei prossimi mesi potrebbero rivelarsi altre scoperte. L’intero cantiere di scavo dell’insula 9 interessa un’area di circa 3.200 metri quadrati, quasi un intero isolato della città antica e si inserisce in un più ampio approccio, sviluppato durante l’ultimo decennio, teso a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, nella zona di confine tra la parte scavata e quella ancora inesplorata. Quest’ultima è ammontante a circa 22 ettari di isolati e case, ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

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