Categorie: Archeologia

Essere donna nell’antica Pompei: la mostra nel sito archeologico

di - 16 Marzo 2025

In programma presso la Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei dal 16 aprile 2025, Essere donna nell’antica Pompei è una mostra fatta di storie: le storie di otto donne, esponenti di diverse categorie sociali, vissute nella Pompei romana, ricostruite attraverso affreschi, graffiti, iscrizioni e ritratti funerari. L’esposizione intende mettere in luce tanto il ruolo sociale e familiare cui erano costrette le protagoniste della mostra quanto le singole personalità che hanno cercato di eccedere i confini entro cui la società del tempo le comprimeva.

Cosa significava essere una donna a Pompei?

Questo è il filo conduttore dell’esposizione, che si protrarrà fino a gennaio 2026. Curata da Francesca Ghedini e Monica Salvadori, la mostra documenta le esperienze concrete di un eterogeneo gruppo di donne nella colonia vesuviana. Matrone, liberte, schiave, mogli, figlie e concubine: le loro storie ne ripercorrono la nascita, l’infanzia e il matrimonio, gettando luce sulla diversità dei contesti sociali ed economici da cui provenivano.

Le otto protagoniste della mostra

La narrazione procede attraverso l’esposizione di affreschi, ritratti privati e funerari, oggetti d’uso quotidiano, graffiti e iscrizioni. Nella Casa della Venere in Conchiglia sarà possibile ammirare la ricostruzione di un antico telaio verticale, utensile legato a un’attività tipicamente femminile nel mondo romano.

Le otto protagoniste – Amaryllis, Asellina, Eumachia, Eutychis, Flavia Agatea, Giulia Felice, Mamia e Nevoleia Tyche – sono colte nella loro funzione sociale o nel ruolo familiare di madri e mogli cui sono confinate.  Tuttavia, l’obiettivo della mostra è far emergere i tratti distintivi delle personalità di tali figure femminili, che valicano i confini entro cui il ruolo sociale a esse riservato cerca di comprimerle.

Un itinerario nel sito archeologico

Una mappa, disponibile sulla pagina ufficiale del Parco Archeologico, illustra il percorso in cui si articola l’esposizione, che prevede che determinate parti del sito siano dedicate a ciascuna donna.

Ad esempio, la tomba nella necropoli fuori Porta Nocera racconta di Flavia Agatea, liberta della famiglia Flavia. Un edificio monumentale a pianta rettangolare celebra invece Eumachia, imprenditrice laniera e sacerdotessa, che lo fece erigere a sue spese. Sull’ingresso laterale è possibile leggere l’epigrafe in latino che reca «Eumachia, figlia di Lucius, sacerdotessa pubblica, a nome suo e del figlio Marcus Numistrius Fronto, costruì a sue spese il vestibolo, la galleria coperta e i portici: ella stessa li dedicò alla Concordia e alla Pietas Augusta».

Tomba Publius Flavius Philoxsenus e Flavia Agathea

I visitatori potranno inoltre scoprire il termopolio dell’ostessa Asellina e conoscere Eutychis, schiava menzionata in un graffito all’ingresso della lussuosa domus dei Vettii. Di diversa estrazione sociale è Giulia Felice, proprietaria di uno dei più sfarzosi complessi dell’antica Pompei, scoperto nell’Ottocento e portato integralmente alla luce solo negli anni Cinquanta del XX secolo. Si tratta di una fastosa villa urbana che la donna ereditò dal padre Spurio.

Anticipazioni e iniziative

L’8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, il Parco Archeologico ha offerto un’anticipazione della mostra attraverso la pubblicazione sul proprio sito delle descrizioni delle donne protagoniste dell’esposizione. Nella stessa giornata, presso la Villa di Poppea a Oplontis, si sono tenuti itinerari guidati gratuiti intitolati Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia, accompagnati dalla rappresentazione di un matrimonio romano e di letture di versi latini sui temi delle donne e dell’amore.

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