Categorie: Archeologia Musei

Il Museo di Villa Giulia si racconta, tra mostre e nuove tecnologie

di - 27 Marzo 2023

Un viaggio nelle profondità della storia, immaginando il futuro. Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, ha aperto la mostra “Felice Barnabei – Centum Deinde Centum. Alle radici dell’archeologia nazionale”, dedicata al fondatore del museo romano, personalità di spicco nel panorama scientifico e politico italiano. E in occasione dell’apertura dell’esposizione, sono stati presentati anche i lavori di restauro effettuati sul tempio etrusco-italico di Alatri, comunicando, al contempo, l’avvio dei lavori per la realizzazione del progetto “La Macchina del Tempio”, vincitore dell’Avviso Pubblico “DTC – Intervento 2 – Ricerca e Sviluppo di Tecnologie per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale”, indetto dalla Regione Lazio nel 2018.

Felice Barnabei – Centum Deinde Centum, mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

«Si tratta di un monumento alla memoria, un luogo che possiamo considerare avveniristico già dalla sua creazione alla fine dell’Ottocento poiché realizzato da Felice Barnabei e Adolfo Cozza con gli strumenti dell’archeologia sperimentale e per scopi didattici che oggi possiamo definire di “valorizzazione”», ha affermato il direttore del Museo, Valentino Nizzo. «Questo restauro segna l’inizio di un percorso che ci proietta verso il futuro e, allo stesso tempo, si estende al territorio poiché coinvolge realtà locali come i comuni di Alatri, Montalto di Castro, Canino e istituzioni ed enti di ricerca che, con “La Macchina del Tempio”, il progetto finanziato dalla Regione Lazio, avranno la possibilità di raccontarsi e collaborare per promuovere la loro storia e il loro patrimonio», ha continuato Nizzo, che ha richiamato l’eredità di Felice Barnabei: «Ci sembra doveroso ripartire da colui che oltre cento anni fa ha avuto una visione assolutamente moderna e anticipatrice della tutela e della divulgazione del patrimonio».

Felice Barnabei – Centum Deinde Centum, mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

Nato a Castelli, nel 1842, e morto a Roma nel 1922, Felice Barnabei dedicò la sua vita allo studio, senza dimenticare la “vita attiva”. Fin da giovane, oltre a insegnare greco e latino, portò avanti i suoi interessi archeologici, riguardanti in particolare gli studi epigrafici e topografici. Diventò presto un apprezzato studioso di storia antica e la qualità della sua produzione scientifica gli attirò l’attenzione e l’apprezzamento degli specialisti del settore. Poco più che trentenne, nel 1879, fu inserito da Angelo De Gubernatis nel suo Dizionario degli scrittori contemporanei.

Nel 1875 fu assunto alla Direzione generale dei musei e degli scavi, nel ruolo di segretario del primo direttore generale, Giuseppe Fiorelli, cui succedette nel 1896. A Barnabei si devono numerose e lungimiranti iniziative intraprese in quegli anni dalla Direzione dei musei e degli scavi, poi Direzione generale delle antichità e belle arti, tra cui, in particolare, la fondazione del periodico “Notizie degli scavi di antichità”, a cura dell’Accademia dei Lincei, che vide proprio Barnabei come Redattore responsabile, e l’istituzione dei Musei nazionali di antichità a Roma.

Felice Barnabei – Centum Deinde Centum, mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

Nel 1889 diede impulso fondamentale alla fondazione del Museo Nazionale Romano e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Eletto deputato al Parlamento per cinque legislature, nel 1907 fu nominato al Consiglio di Stato e scoprì tre iscrizioni, sulla cima del colle sacro di Monte Giove, due delle quali potrebbero riferirsi alla colonia latina, mentre la terza era una dedica al console Paolo Fabio Massimo. A Castelli, in provincia di Teramo, suo paese d’origine, inaugurò nel 1906 una scuola d’arte ceramica ancora esistente, si impegnò per la fondazione del Museo internazionale delle ceramiche di Faenza.

In uno dei giardini del Museo di Villa Giulia, tra il Ninfeo e l’ala destra del percorso espositivo, si trova la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico rinvenuto ad Alatri. Fu proprio Felice Barnabei ad avviarne la costruzione, in scala 1:1, in base ai risultati di uno scavo condotto, in località La Stazza, dall’architetto e archeologo Adolfo Cozza e da H. Winnefeld dell’Istituto archeologico Germanico. Realizzata tra il 1889 e il 1891, la copia rappresenta uno dei primi casi al mondo di ricostruzione per fini didattici e divulgativi. A 45 anni dall’ultimo intervento di restauro, il nuovo cantiere ha posto le basi per la futura trasformazione del Tempio di Alatri in una “Macchina del Tempio”, che ospiterà al suo interno uno spazio immersivo digitale nel quale troverà “spazio” e voce la narrazione storica.

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