Una pietra eretta scoperta nel sito megalitico di La Torre - La Janera in Spagna. Per gentile concessione di Huelva Información
In Spagna, un team di archeologi ha scoperto un vasto complesso di pietre megalitiche, che potrebbe essere tra i più grandi del suo genere mai ritrovati in Europa. La scoperta è stata effettuata nella località di La Torre – La Janera, a Bajo Guadiana, nella provincia di Huelva, nella parte sud-orientale del Paese confinante con il Portogallo. Si tratta di più di 500 pietre di tipologia e funzione diversa, come dolmen e strutture funerarie, alcune anche in posizione eretta, di altezza variabile da 1 metro a 3 metri.
«Questa è la più grande e diversificata collezione di pietre erette raggruppate nella penisola iberica», ha detto all’Associated Press José Antonio Linares, ricercatore dell’Università di Huelva e uno dei tre co-direttori del progetto. Linares ha spiegato che le pietre più antiche di La Torre – La Janera probabilmente sono state erette tra la fine del VI e il V secolo a.C. I risultati della scoperta sono stati pubblicati sulla rivista di archeologia spagnola Trabajos de Prehistoria.
Di particolare interesse per gli studiosi, il fatto che forme megalitiche così diverse siano state trovate così vicine tra loro e in buono stato di conservazione. La maggior parte dei megaliti scoperti a La Torre – La Janera erano raggruppati in 26 allineamenti e sul sito sono stati ritrovati anche due cromlech, termine che indica la disposizione dei megaliti a cerchio, come quello di Stonehenge o, in Italia, quello del Piccolo San Bernardo, in Valle d’Aosta, formato da 46 pietre. Entrambi i raggruppamenti spagnoli si trovavano sulle cime delle colline, con una visuale chiara dell’alba a est, hanno spiegato i ricercatori. «Trovare cromlech e dolmen (cioè un tipo di tomba megalitica preistorica a camera singola, ndr) in un sito non è molto comune», ha affermato Primitiva Bueno, professoressa di preistoria all’Università di Alcalá e condirettrice del progetto, ponendo l’accento anche sull’eccellente conservazione del sito.
Il terreno, che si estende su circa 6 chilometri quadrati, era stato destinato a ospitare una piantagione di avocado. Ma prima di concedere il permesso di realizzare le coltivazioni, le autorità regionali hanno voluto organizzato un’indagine geologica del sito. A seguito delle ricerche, è emerso il raggruppamento. Molte delle pietre sono profondamente radicate nella terra e devono ancora essere scavate. I lavori di scavo dovrebbe durare fino al 2026 e, secondo Bueno, «Tra la fine della campagna di quest’anno e l’inizio di quella del prossimo, una parte del sito potrà essere visitata».
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