Courtesy the Ministry of Tourism and Antiquities of Egypt
Per la prima volta dopo 25 anni, i fondali al largo di Alessandria hanno restituito importanti reperti della città sommersa di Canopo, uno dei principali porti dell’antico Egitto, insieme a Naucratis ed Heracleion. Dal 19 al 21 agosto, archeologi e sommozzatori hanno riportato in superficie strutture monumentali in calcare che potrebbero appartenere ad antichi templi, oltre ai resti di un molo e a vasche per l’allevamento di pesci. Accanto a questi, due scoperte di grande valore simbolico: un’enorme statua di sfinge in quarzo recante i cartigli del faraone Ramses II e una statua in marmo bianco raffigurante un nobile romano.
Il mare di Alessandria è comunque ricchissimo di reperti: a luglio 2025, 22 colossali blocchi di pietra del Faro, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, sono stati recuperati dal fondale.
Canopo, situata vicino all’odierna Abu Qir, fu un centro fiorente durante l’epoca tolemaica e sotto il dominio romano. La città giocò un ruolo chiave anche nella prima storia cristiana: il toponimo Abu Qir significa infatti “Padre Ciro” e rimanda ai martiri venerati in quel luogo. Ma la sua vicenda fu segnata da catastrofi naturali: innalzamento del livello del mare, terremoti, maremoti e infine il fenomeno della liquefazione, che verso la fine del II secolo a.C. ne determinò la distruzione. Le sue propaggini orientali giacciono oggi sommerse nel Mediterraneo, mentre quelle occidentali sono sepolte sotto il moderno abitato di Abu Qir.
Le testimonianze più tarde, come frammenti di strutture cristiane crollate, raccontano la violenza di un sisma devastante che ne cancellò i resti in superficie.
Le operazioni di recupero, coordinate dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità in collaborazione con l’European Institute for Underwater Archaeology – IEASM, proseguono la lunga missione avviata dal celebre archeologo subacqueo Franck Goddio. È stato lui, dopo tre decenni di rilievi ed esplorazioni, a identificare l’area come l’antica Canopo, riportando alla luce, fra l’altro, la testa colossale di Serapide e una statua quasi intatta di una regina tolemaica.
Oggi, 86 reperti provenienti da Canopo sono esposti nella mostra Secrets of the Sunken City al Museo Nazionale di Alessandria e nella sua biblioteca, dove rimarranno visibili per sei mesi.
Come dichiarato dal ministro delle Antichità e del Turismo, Sharif Fathi, durante la cerimonia di sollevamento delle statue, avvenuta con l’ausilio di gru e tra gli applausi dei sommozzatori, c’è molto ancora sott’acqua e ciò che viene portato in superficie è selezionato secondo criteri rigorosi.
Ma, come avverte l’egittologo Stephen Harvey, raggiunto da The Art Newspaper, la vicenda di Canopo parla anche al presente: «La linea di costa si è spostata già in antico, sommergendo templi e palazzi. Oggi però l’innalzamento del livello del mare minaccia i siti che si trovano ancora sulla terraferma, inclusa la stessa Alessandria».
E dunque, se Canopo torna a mostrarsi come un tesoro dell’archeologia sommersa, è anche per ammonirci: le civiltà costiere, millenni fa come adesso, restano esposte alla forza mutevole del mare.
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